«Ana è venuta in Italia per cambiare vita»
Le amiche dell’ucraina morta di stenti: «Dopo il divorzio lasciò il bimbo alla madre in Crimea»
«Ana Dubrovska era venuta in Italia dall’Ucraina come tante di noi, con il visto turistico, dopo essersi consigliata con l’agenzia turistica che le ha venduto il biglietto. Voleva cambiare vita, nel nuovo paese cercava una rivincita dopo il divorzio dal primo marito».
Comincia così il ricordo di una delle amiche di Ana Dubrovska, la badante ucraina di 41 anni morta di freddo, stenti e alcol la notte di Santo Stefano. Anche lei oggi piange a calde lacrime l’amica scomparsa; assieme ad altre sue connazionali ha provato in molti modi a staccarla dall’alcol, a trovarle ospitalità presso comuni conoscenti e soprattutto a trovare un’occupazione. Ma il risultato è stata una sconfitta.
«Ana - racconta la donna, sposata con famiglia e a Modena da diciassette anni - era arrivata qui attorno al 2006 da una cittadina della Crimea. All’epoca aveva un figlio di dieci anni che ha lasciato alla madre per cercare fortuna nel paese del sole. Ci dicevano che gli italiani erano ricchi e che c’era una possibilità per tutti. Anche per lei all’inizio sembrò che il sogno italiano fosse una realtà a portata di mano. Ha conosciuto un italiano ed è andata a vivere con lui; ogni tanto trovava qualche piccola occupazione ma non si preoccupava del domani perchè aveva trovato un uomo che le voleva bene e che l’aveva presa a vivere assiene a lui. Pochi anni dopo il suo arrivo perse i documenti e anche il suo passaporto ucraino ma non se ne preoccupò più di tanto perchè si sentiva protetta. Così non ha fatto nessun documento per regolarizzarsi, non ha chiesto un passaporto nuovo. Niente di niente, quello che aveva le bastava». Il destino però aveva preparato amare sorprese per la giovane ucraina, come ricorda tra le lacrime la sua amica.
«Qualche tempo dopo il suo compagno si ammalò e qualche tempo dopo morì - continua - Lei si ritrovò da sola e senza casa. Noi ci trovavamo spesso tra amiche e ci chiedevamo come poterla aiutare. Così lei ha trovato ospitalità prima presso una conoscente e poi da un’altra ma dopo poco ricominciava a bere. Era quello il disastro. Ogni volta perdeva il lavoro oppure lo lasciava perchési ubriacava. Del resto oltre che fare la badante ogni tanto che altro poteva fare? Di fatto era una clandestina: non aveva i documenti in regola. Anzi, non aveva nessun documento. Ci prometteva sempre di rimettere la testa a posto ma anche l’ultima volta se n’è andata dalla famiglia presso cui lavorava dopo tre settimane. Pochi giorni fa aveva telefonato a una di noi dicendo che soffriva di un tumore e che a lei non interessava più vivere». «Ora che è morta - conclude - abbiamo telefonato a sua madre che non smette di piangere. Non ha i soldi per venire in Italia, mandare la salma in Crimea costa migliaia di euro». (s.c.)
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