Carlo Tassi in pensione: «Nuove sfide per l’Ausl»
Il primario del Pronto Soccorso: «Sarà fondamentale l’assistenza agli anziani» Dal primo gennaio subentra il dott. Luigi Cavandoli in attesa del concorso
Da domenica 1° gennaio il Pronto Soccorso dell'ospedale Ramazzini avrà un nuovo responsabile. Sì perché il dottor Carlo Tassi, dirigente del reparto dal 2002 va in pensione, in virtù di 36 anni di professione. In attesa del concorso che si svolgerà nei prossimi mesi, sarà il dottor Luigi Cavandoli il nuovo facente funzione.
Un bilancio?
«Mi ritengo molto soddisfatto del lavoro svolto. - commenta il dottor Tassi - L’attività di pronto soccorso mi è sempre piaciuta e ho lavorato con persone in gamba. Ringrazio i colleghi che hanno lavorato con me e tutti i medici dell’Ospedale per quello che siamo riusciti a fare, considerati gli spazi che avevamo a disposizione a seguito della riorganizzazione, anche strutturale, del Pronto Soccorso».
Com’è cambiato il Pronto Soccorso in questi 14 anni?
«Nel 2002, i tempi erano molto diversi. L’attività in Emergenza-Urgenza si è sviluppata proprio a partire dalla fine degli anni ’90, tramite l’organizzazione del Triage e dei medici stessi, che si sono dedicati al solo Pronto Soccorso, a differenza di quanto accadeva prima, quando si alternavano. Il numero di accessi era molto inferiore ed erano 8-9 i medici operativi, compreso il primario, mentre oggi il loro numero è molto superiore – il doppio – come anche quello degli infermieri. Chiaro che le esigenze della popolazione sono sempre maggiori, ma ora la situazione credo sia affrontabile in un luogo molto più accogliente rispetto a prima. Gli spazi potrebbero essere più grandi, ma avevamo a disposizione quelli, non si poteva fare diversamente».
Chi verrà dopo di lei quali sfide dovrà affrontare?
«Dovrà continuare a organizzare giorno per giorno l’attività. L'utenza è cambiata: le persone sono sempre più anziane e pluri-patologiche, dunque richiedono un tempo di gestione di pronto soccorso e di ricovero completamente diverso rispetto al passato. Anche se il numero di accessi dovesse rimanere invariato, il lavoro è destinato ad aumentare, dato che queste persone hanno bisogno di un maggior tempo a loro dedicato, quindi chi mi sostituirà dovrà lavorare per avere il numero di personale giusto e, in un futuro, uno spazio maggiore».
Come ha reagito alle critiche in questi anni?
«Quasi mai viene giudicata la professionalità, ma i tempi di attesa, gli spazi, la privacy. Obiezioni più che giuste, ma occorre considerare che nei tempi d'attesa il personale si dedica alle vere emergenze che rivestono la mission del Pronto Soccorso, ossia i codici rossi e i codici gialli. Gli altri, purtroppo, devono aspettare».
Quali sono, ora, i suoi programmi?
«Dedicarmi alla famiglia, che ho un po' trascurato, e ai viaggi, cui ho rinunciato. Ma continuerò a lavorare in una qualche struttura privata, a Carpi o a Finale Emilia: la mia specializzazione in Medicina Interna credo mi potrà dare soddisfazioni».
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