Gazzetta di Modena

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«Paura e amarezza, ma ora vado avanti»

di Stefano Totaro
«Paura e amarezza, ma ora vado avanti»

Elvino Fantinati, 67 anni, ieri già al lavoro: «Ho tolto le bende e indossato il camice, siamo nel mirino ma dobbiamo reagire»

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Chi lo conosce bene sapeva che ieri mattina, più puntuale degli altri giorni, avrebbe alzato le serrande del suo Conad e si sarebbe messo subito il camice bianco per iniziare la giornata di lavoro. Ferite o non ferite, bende o non bende, la sua vita e quella di tutta la sua famiglia, a partire dal figlio ma che comprende anche lo staff dei dipendenti e la clientela tutta, doveva ripartire. Magari con più amarezza, con quella paura che segue sempre i grandi momenti di choc, ma anche con quella determinazione di essere nel giusto, di continuare e di non mollare.

Elvino Fantinati, 67 anni, è l’uomo che è stato selvaggiamente picchiato da due rapinatori che, dopo aver sparato non uno come sembrava inizialmente ma più colpi di pistola, lo hanno colpito con il calcio della pistola al capo, infierendo anche con pugni e calci riuscendo, al termine della colluttazione avvenuta nell’ingresso della filiale Bper di via Vaciglio, a sottrargli il borsello con 30mila euro, l’incasso delle giornate di festa.

«Mi hanno sicuramente seguito - racconta il titolare del Conad Le Torri di via Viterbo - e hanno studiato il colpo. Sicuramente avranno studiato gli spostamenti, capito i movimenti e sono entrati in azione quando hanno capito che avevo i soldi da portare in banca. Anche perché, mezz’ora prima, avevo effettuato una consegna vicino alla filiale, in via Zamenhof e non era successo nulla. Sono rientrato, mi sono tolto il grembiule bianco e sono salito sul furgone portando anche un po’ di spesa per gli impiegati. Il borsello? Era una specie di busta, una cosa piccola. Ho fatto vedere alla polizia i filmati di quando parto col furgone dal retro del supermercato, poi gli altri filmati li hanno presi dalla banca».

«È stato tutto molto rapido ma sinceramente non so quantificare quanto tempo sia durato. Io ho parcheggiato, ho aperto il portellone e il tempo di girarmi che è arrivata quella moto. Ho visto uno che è sceso, ha messo il piede per terra, si è girato, ha puntalo la pistola e ha sparato. In aria? Beh, mica tanto, facciamo solo un po’ più alto della testa. Ho visto che quell'arma luccicava, era tutta cromata. Allora io d’istinto sono corso dentro alla banca. Speravo di raggiungere la porta girevole e così chiudermi dentro, ma da dietro mi ha aggredito un bandito. Mi è arrivato subito un gran colpo in testa. Poi altri ancora. C’è stata un po’ di colluttazione ma io ero di spalle e ad un certo punto sono finito a terra, con sotto il borsello che tenevo con le braccia. Poi mi han detto che è arrivato anche l’altro bandito, sul finale dell’aggressione, che mi ha dato degli altri colpi sempre in testa ed è riuscito a sfilarmi il borsello con i soldi. Io ero tutto sanguinante, la testa era tutta ferita e avevo una mano che mi sembrava rotta da tutti quei colpi presi mentre cercavo di pararli, ma volevo subito denunciare tutto alla polizia, far partire le indagini. Il pronto soccorso poteva aspettare, tanto ormai le avevo prese...». Dalla banca hanno riferito che i colpi sparati sono stati due o tre, li ha sentiti? «Il primo chiaramente, gli altri non so, ero dentro a quello stanzino d’ingresso che prendevo botte su botte e non ci ho fatto caso. Io urlavo e urlavo, dicevo “andate via, andate via, aiuto, aiuto” mentre loro non hanno parlato. Non posso dare indicazioni, nemmeno se fossero italiani o stranieri. Avevano il casco integrale».

«Ora resta l’amarezza nel considerare che siamo tutti nel mirino, in particolare noi dei supermercati, che svolgiamo ormai una funzione importante per tante famiglie e i loro consumi, siamo esposti come presenze e orari. Nonostante tecnologie e tante altre cose siamo nel mirino, è facile essere colpiti. E quando ho aperto alla mattina presto non è stata come le altre volte. Ho tolto le bende, mi sono fatto coraggio perché avevo paura».

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