Doppio cognome a Maranello per un bimbo di 4 anni
Grazie alla nuova legge il piccolo, adottato, avrà sia quello del padre che della madre. I genitori: «Come nel suo Paese»
MARANELLO. Lidia Maria Bodecchi e Pietro Vandelli, maranellesi doc, potrebbero essere tra le prime coppie in Italia ad aver chiesto il doppio cognome per il proprio figlio.
La sentenza. Il pronunciamento della Corte Costituzionale è di alcune settimane fa, dove si dichiara il via libera al cognome materno e la conseguente illegittimità dell’automatica attribuzione ai figli del cognome paterno.
Niente di politico. In questa storia non c’è niente di politico, nessuna battaglia materna per rivendicare il proprio cognome, nessuna parità di genere da inneggiare. È semplicemente, si fa per dire, una storia di amore che una famiglia ha deciso di vivere nel rispetto totale del proprio figlio, recentemente adottato in Perù. Lì, come nella maggior parte dei paesi latini, il doppio cognome, padre e madre, è legge da tempo. È la normalità. E il piccolo, oggi di 4 anni, ha la doppia cittadinanza: sul suo passaporto peruviano i cognomi sono Vandelli Bodecchi, entrambi. Perché in Italia i suoi documenti dovrebbero dire qualcosa di diverso, riportando solo il cognome del padre? E qui comincia la trafila burocratica di Lidia Maria e Pietro, culminata ieri mattina con la pubblicazione dell’atto in comune a Maranello.
Un mese di tempo. Tra un mese il piccolo J.E. si chiamerà anche in Italia Vandelli Bodecchi, così reciterà il suo documento di identità. Una conquista? Per questa storia, che ha un significato profondo, certamente sì: «Volevamo dare a nostro figlio una stessa identità - spiegano - uno stesso nome e cognome, anche all’anagrafe, sia in Perù che in Italia. Ci sembrava semplicemente corretto e rispettoso nei suoi confronti. Da giugno dell’anno scorso è Vandelli Bodecchi... difficile per noi capire e accettare di dover cambiare la sua identità solo per essere cittadino italiano. Lo abbiamo fatto e scelto insieme solo per questo motivo».
Il traguardo. Una conquista, da qualunque parte la si guardi, che riporta questa storia di famiglia indietro di qualche mese: «A gennaio 2015 abbiamo ricevuto dall’autorità peruviana l’idoneità come coppia all’adozione, e proprio negli stessi giorni J.E. veniva dichiarato adottabile. Sarà stata una semplice coincidenza - raccontano - ma a noi piace pensare che stesse aspettando proprio noi. Il 6 maggio dello stesso anno l’attesa telefonata, l’11 maggio accettiamo e diventiamo genitori, il 13 giugno prendiamo l’aereo per Lima, per poi arrivare ad Ayacucho, dove ci aspettava».
Incontro indelebile. L’incontro è un momento che resterà indelebile: «Coi suoi grandi occhioni scuri - spiegano i genitori - ci guardava impaurito ed emozionato. Noi più di lui. Inizia la nostra vita a tre, fatta di conquiste ogni singolo giorno. Piano piano il senso di responsabilità si trasforma nel sentirlo figlio, il prendersi cura di lui diventa amarlo, ci scopriamo come genitori, impariamo da lui, cresciamo insieme, ci conosciamo e diventiamo una famiglia».
Dopo due anni. Oggi è passato un anno e mezzo, il piccolo è cresciuto, Lidia Maria e Pietro anche nel loro essere genitori, nelle loro scelte. Quelle scelte consapevoli che si fanno in famiglia per il bene dei figli. E anche una legge, come quella del doppio cognome, che per qualcuno è una bandiera da sventolare, per altri diventa un particolare da non sottovalutare: «Con lui parliamo di tutto, sa benissimo, con i suoi occhi da bambino, la sua storia. E oggi sa anche che il suo cognome è Vandelli Bodecchi, in Italia come in Perù».
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