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Almanacco 2016: Calcio horror Per Modena è un incubo

di Marco Costanzini
Almanacco 2016: Calcio horror Per Modena è un incubo

Dalla B alla lotta per non scendere in D Caliendo contestato, ma non molla

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Retrocesso dalla serie B, iscritto per il rotto della cuffia in Lega Pro e crollato nelle zone basse della classifica anche in questa categoria, la vecchia serie C, dove mancava da quindici anni: il Modena vive nel 2016 il suo annus horribilis, il secondo peggiore in 104 di storia. Un declino lento e continuo, specchio di una gestione societaria agonizzante che, dopo aver portato i canarini a sfiorare la promozione in serie A nel 2014, ha accumulato una serie di errori direttamente proporzionale all’assenza di investimenti e progettazione. Finendo, come logica vuole, per sprofondare. Il principale responsabile rispondere al nome di Antonio Caliendo, un tempo re tra i procuratori del calcio mondiale, oggi proprietario e presidente del club canarino con tutt’altro risultato.

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DISCESA E PROCLAMI I primi mesi del 2016 sono all’insegna dei suicidi sportivi, una serie di sconfitte e di gol subiti negli ultimi minuti che scalfiscono la fiducia di una squadra mai sbocciata con Hernan Crespo. A poco serve un guizzo improvviso tra febbraio e marzo, con tre vittorie in quattro partite nonché il primo ed unico colpo di tutta la stagione in trasferta, perché l’effetto-Crespo è già svanito da un pezzo. Caliendo ha perso la sua scommessa e si vede costretto a tornare sui suoi passi. La prima, durissima contestazione dopo la sconfitta casalinga con il Cagliari, il 26 marzo, porta all’esonero del tecnico.

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Si punta sul ritorno di Cristiano Bergodi dopo quattro anni. Troppo tardi. La frittata è già fatta, pronta ad essere servita. La squadra, pur ritrovando gioco, anziché decollare precipita, vittima di paure ed incertezze accumulate nei mesi precedenti. In nove gare di gestione Bergodi arriva solo una vittoria. A completare l’opera pensano gli arbitri e gli errori della giustizia sportiva sul caso-Lanciano, la condanna definitiva ad una retrocessione in Lega Pro, già sfiorata un anno prima ma evitata ai playout, che diventa realtà il 20 maggio a Novara. Caliendo, anziché farsi da parte, rilancia: «Mi assumo ogni responsabilità, questo è il più grande fallimento della mia vita, ma sono pronto a restituire immediatamente a Modena e ai modenesi ciò che si meritano. Nessuno metta in dubbio il fatto che io iscriva la squadra. Tornerò a far grande questa società, nelle prossime settimane aspettatevi annunci importanti», dichiara nella sala stampa dello stadio Piola di Novara, mentre i seicento tifosi giunti in Piemonte sperando in un miracolo sono ancora sugli spalti a piangere per la retrocessione.

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SILENZIO E PERICOLI Ai proclami non seguono i fatti, perché Caliendo caccia solo il ds Massimo Taibi prima di celarsi improvvisamente dietro ad un silenzio preoccupante, tanto quanto lo sono le voci sempre più insistenti che raccontano di una società in seria difficoltà finanziaria. Cerca soci e sponsor per restare in sella, invano, e la sua assenza non fa che alimentare dubbi e paure.

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I tifosi, stanchi di assistere al declino del Modena, organizzano un sit-in di protesta in piazza Grande e chiamano in causa il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, invocandone l’intervento diretto. Il primo cittadino si impegna ad incontrare Caliendo, ma sottolinea di poter obbligarlo solo a rispettare i modenesi e l’amministrazione comunale, non a cedere la società. Facendo leva prima di tutto sulla gestione dello stadio Braglia, in condizioni sempre peggiori nonostante sia passato solo un anno dall’investimento di 800mila euro di soldi pubblici per rifare fondo e manto erboso. Caliendo, però, è sparito. Rinvia più volte l’incontro con il sindaco e quando finalmente si presenta lo fa accompagnato da Andrea Abodi, il presidente della Lega Serie B.

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Quella stessa Lega con la quale il Modena aveva suo malgrado appena fatto i conti, non così vigile nel suo campo visto il susseguirsi di pasticci negli ultimi campionati, tra casi di calcioscommesse e fallimenti di società. Abodi appoggia Caliendo e lo difende da Muzzarelli.

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Risultati? Il presidente non ritrova la parola e quando lo fa, tramite comunicato ufficiale, commette l’ennesimo autogol: annuncia la conferma di Bergodi in panchina e l’arrivo di Guglielmo Acri come ds quando in realtà non è stato raggiunto alcun accordo. Entrambi declinano, di fronte all’assenza di un progetto convincente. Caliendo nel frattempo convoca un’assemblea straordinaria dei soci, ripiana formalmente - ma effettivamente solo in parte - i due milioni di perdite e provvede alla ricapitalizzazione, quel tanto che basta per scacciare l’incubo del fallimento.

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LEGA PRO E PRECIPIZIO Il fallimento, però, rischia di consumarsi sul campo, perché il Modena continua a precipitare. Tredici campionati di B e due di A prima della retrocessione in Lega Pro rischiano di non essere nulla di fronte all’umiliazione di finire nei Dilettanti sul campo. Il 2016 si chiude purtroppo con questo pericolo concreto. Caliendo, costretto a rivoluzionare la squadra abbattendo drasticamente il monte ingaggi, nel frattempo ha scelto Luigi Pavarese come ds e ripescato Simone Pavan come allenatore.

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Con pochi soldi da investire, il campionato non può essere ambizioso. La stagione si prospetta all’insegna della mediocrità, i playoff allargati fino alle decime classificate diventano il classico obiettivo, che obiettivo è per modo di dire, al quale si può ambire come specchietto per le allodole. Le corazzate sono altre, anche club blasonati risorti dalle ceneri del fallimento dopo tappe obbligate in serie D. Il Modena di Pavan riesce nell’impresa di fare peggio rispetto non solo alle attese ma anche al proprio valore, e scrive uno record negativo che lo accomuna al peggior Modena di sempre, quello del 1978. Il tecnico viene esonerato, la cura scelta è quella del vulcanico Ezio Capuano che, pur dovendo vivere per colpe altrui l’umiliazione di toccare il fondo della classifica, riesce a risvegliare la squadra al punto tale da farle chiudere l’anno con due vittorie – soltanto sei le altre in dodici mesi – ed almeno senza più essere ultima.

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