Almanacco 2016/ Trenkwalder la caduta di un gigante
Come un fulmine a ciel sereno scoppia la crisi del colosso del lavoro interinale
«A Modena Trenkwalder non ha pagato gli stipendi». È il 18 ottobre quando i sindacati lanciano un allarme che avrà una valanga di conseguenze. Al centro della vicenda un colosso della somministrazione lavoro che a Modena e provincia vantava 1.500 dipendenti tra diretti e somministrati. Sono stati i secondi a contattare per primi le sigle sindacali Nidil/Cgil, Felsa/Cisl e Uiltemp/Uil. «Da parte dell’azienda è stato comunicato che la causa è dovuta a problemi tecnici - informano subito i sindacati - ma il timore è che possa esserci molto di più».
RITARDI. Il ritardo nel pagamento riscontrato dai sindacati è relativo al 15 ottobre. Appena due giorni prima, l’azienda di via Ferruccio Lamborghini aveva tenuto un laboratorio gratuito sul futuro dell’attività dal punto di vista dalla rete. «L’economia deve saper tenere il passo», il succo dell’intervento di Silvia Vianello, docente della Bocconi. Il passo sarà invece costretta a cedere l’attività, ormai del tutto staccata dalla sede austriaca. Austriaco di nascita, è anche l’amministratore unico di Trenkwalder Italia, Peter Zehentleitner. «Ci stiamo adoperando in tutti i modi per risolvere il problema - assicura l’amministratore unico - e siamo certi di riuscire. Comprendo le difficoltà e le proteste dei nostri lavoratori, di cui posso solo parlare bene. In tempi molto brevi sarà tutto a posto». Il 21 ottobre Zehentleitner si confronta con i sindacati. Dal tavolo emerge l’ipotesi concordato preventivo, «la strada più veloce per sbloccare la situazione per pagare gli stipendi e riprendere l’attività».
AVANZA IL CONCORDATO. Quattro giorni l’amministratore unico ci terrà a sottolineare che si tratta di una «temporanea emergenza». Le cifre? Ci sono al momento «3.420 stipendi accreditati e 5.405 ancora da accreditare», come riconosciuto dallo stesso Zehentleitner. Quest’ultimo aveva già parlato con rammarico di «oggettiva difficoltà per l’accesso al credito bancario». Quando a fine mese gli istituti di credito sbloccano trenta milioni di euro sembra che la soluzione sia vicina e che per i lavoratori possa tornare la liquidità. Il 9 novembre, tuttavia, risuona un nuovo campanello d’allarme. «Questi dipendenti - segnala Elisabetta Tiddia, del sindacato Filcams Cgil - non solo sono fortemente allarmati, ma stanno anche lavorando in condizioni complicatissime perché, in considerazione della difficile situazione dei somministrati rimasti e delle perplessità da parte delle aziende utilizzatrici, spesso non sanno che risposte dare agli interlocutori».
LA POLITICA. Intanto, si muove la politica. Il caso finisce sui banchi della Regione, grazie a un’interrogazione dei consiglieri Galeazzo Bignami ed Enrico Aimi (Forza Italia). In città è il Partito democratico a sollecitare con Marco Malferrari un’azione da parte della Giunta guidata dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli. «La situazione rischia di precipitare», denuncia il 12 novembre la Cgil. In che senso? «Mentre si assiste ad un graduale passaggio di lavoratori ad altre agenzie rischiando l’azzeramento dell’attività di somministrazione - spiega Antonio Petrillo, rappresentante del Nidil - anche sul fronte stipendi non si muove niente». «I lavoratori hanno ricevuto solo un acconto sullo stipendio di ottobre - riprende Tiddia - e stanno aspettando il saldo». Risposte iniziano ad arrivare con l’ingresso in scena di Sido Bonfatti.
GLI ERRORI. «Posso confermare che Trenkwalder negli ultimi tempi era gestita con equilibrio - spiega l’avvocato, nominato commissario dopo la procedura di concordato, il 19 novembre - e confermo che alla base delle difficoltà c’è il notevole indebitamento nei confronti del Fisco e degli enti assistenziali. La vera ragione della crisi va ricercata in una serie di investimenti del passato che non si sono rivelati vincenti. Si tratta di investimenti in parte in tecnologie e in parte in compartecipazioni in altre società che hanno portato all’indebitamento nei confronti degli istituti di credito. Se io mi sono indebitato cinque anni fa per un miliardo e poi guadagno bene, ma non abbastanza per coprire il miliardo è ovvio che sono destinato ad avere difficoltà». Tre giorni dopo, sale la tensione in filiale quando tre dipendenti minacciano alcuni colleghi nella filiale di via Amendola. Il 22 novembre nascono le ipotesi di cessione, ma deve arrivare una nuova scossa. Il 6 dicembre Trenkwalder Italia chiede il fallimento in proprio. Il Tribunale di Modena lo concede dopo meno di 48 ore. È tempo d’iniziare a trovare chi si faccia avanti. «Sul portale delle procedure fallimentari - assicura Bonfatti - è disponibile il bando per la vendita dell’azienda e io auspico che si possa arrivare a una conclusione in tempi molto brevi. Se si riuscirà entro il 31 dicembre, i 550 lavoratori di Trenkwalder rimasti (430 indiretti e 120 dipendenti diretti) potranno salvare i posti. In caso contrario si avrà una raffica di dimissioni e di fatto resterà ben poco da cedere». Il curatore si mostra inflessibile sugli arretrati.
I 400 IN SALVO. «L’altro aspetto - ribadisce Bonfatti, minacciando denunce - riguarda le spettanze arretrate dei lavoratori. Non è accettabile che le aziende utilizzatrici con ostinazione rifiutino di adempiere ai propri obblighi: devono pagare gli stipendi, li obbliga la legge ed è ancora più inaccettabile se si pensa che alcune di loro hanno dichiarato che non volevano rischiare di pagare due volte per lo stesso lavoratore». Il 22 dicembre arrivano le buste. Spuntano cinque potenziali compratori e c’è un acquirente. «Le oltre quattrocento persone sono state prese in carico da una nuova agenzia interinale», assicura Bonfatti. Tanti hanno già richiesto e ottenuto il trasferimento. Gli arretrati «arrivano», riprende il legale, e da gennaio «i lavoratori riprenderanno regolarmente a lavorare».
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