Gazzetta di Modena

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Almanacco 2016/ Vignola, soda caustica per colpire StefanoTondi

Almanacco 2016/ Vignola, soda caustica per colpire StefanoTondi

Daniele Albicini spara il liquido contro il medico che ora sta con la sua ex

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Erano d poco passate le 20 del 10 novembre, quando il dottor Stefano Tondi, direttore del reparto di Cardiologia dell’ospedale di Baggiovara, a bordo della sua auto imbocca la strada ghiaiata che conduce alla sua abitazione. Una villa in aperta campagna dal sapore elegante e rustico, circondata da un ampio parco.

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Un’oasi di pace al riparo dalle trafficate arterie stradali nei dintorni, come dal centro cittadino, e isolata quanto basta anche dal grappolo di caseggiati che costituisce il cuore del vicinato più prossimo a via Frignanese Impresa Mancini dove il medico vive insieme al figlio Michele. Un rientro a casa come tanti, in una fredda serata d’inizio novembre come tante che, però, si è trasformata ben presto per lui in un incubo reale e crudele.

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L’AGGUATO. Un uomo, inizialmente identificato come uno straniero con cappellino e guanti, sbucato fuori all’improvviso nel buio, ha aspettato che il dottore scendesse dalla sua vettura, per poi aggredirlo barbaramente sparandogli della soda caustica negli occhi con un pisola-fucile giocattolo. Un agguato perpetrato con estrema ferocia e volontà di infliggere più dolore possibile alla vittima. Grida disperato Stefano Tondi, le urla di un padre in preda ad un sadico aguzzino che il figlio Michele, in casa, sente, precipitandosi subito in suo aiuto. Un intervento provvidenziale, quello del giovane e atletico giocatore di basket 19enne che, imbracciando un attizzatoio, scaccia l’assalitore prima di essere lui stesso raggiunto da alcuni schizzi della pericolosa sostanza alla nuca. Un aggressore che, non fosse stato interrotto, con l’altra arma di cui era possesso, un bastone, avrebbe continuato a perseguire il suo ignobile scopo: uccidere il medico.

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PANICO Entrambi feriti e in preda al panico per l’accaduto, padre e figlio tentano per prima cosa di lavare via la soda caustica con dell’acqua, poi scattano inevitabilmente i soccorsi. Stefano e Michele vengono così trasportati d’urgenza al policlinico di Modena. Le lesioni alla superficie corneale e congiuntivale e le ustioni al cuoio cappelluto e al volto riportate da Tondi, ricoverato nel reparto di Oculistica diretto dal collega professor Cavallini, appaiono subito gravi tanto da far temere il peggio: la perdita della vista. Mentre invece quelle del figlio, colpito da ustioni su un’area più ristretta del cuoio cappelluto, e ricoverato nel reparto di Dermatologia diretto dal prof. Pellacani, sembrano stabili. Ed è una Vignola nel pieno dello sconcerto quella che si sveglia all’indomani dell’accaduto. La brutale aggressione al dottor Tondi e al figlio getta nel dispiacere più sincero l’intero paese.

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TANTE IPOTESI. Così come molti dei loro vicini che avanzano anche delle ipotesi sul movente che ha mosso l’ignoto assalitore a macchiarsi di un gesto tanto atroce. Si parla fin da subito, infatti, di motivazioni legate all’ambito professionale del medico, di qualcuno che abbia agito mosso da intenti di vendetta per un ipotetico torto subito. Calcolando poi, come già il 3 novembre, intorno alle 20,30, Tondi fosse stato vittima di un’aggressione analoga, sempre sotto casa, dove un uomo gli aveva intimato di alzare le mani.

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Ed è in questa direzione che si muovono, almeno inizialmente, le indagini condotte dalla Procura di Modena, il magitrato Enrico Stefani, e dai carabinieri del nucleo investigativo. I militari acquisiscono parecchio materiale informativo e diverse cartelle cliniche dall’ospedale di Baggiovara, per cercare di scavare a fondo nella vita professionale di Tondi e trovare presto il colpevole dell’agguato. Eseguendo anche diversi sopralluoghi nei dintorni della villa del medico in via Frignanese Impresa Mancini. Ed è durante uno di questi che avviene il primo passo avanti nelle indagini: il ritrovamento dell’arma giocattolo caricata con la soda caustica.

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IL DNA. Ma sarà invece il dna rinvenuto sull’altra arma impugnata dall’assalitore – il bastone – ad incastrarlo definitivamente dandogli infine un volto e un nome. E’ la mattina del 14 dicembre, infatti, quando i carabinieri, dopo più di un mese di indagini in cui si è battuta anche la pista della sfera personale del medico, arrestano all’alba il suo aggressore con l’accusa di tentato omicidio pluriaggravato e lesioni aggravate. Si tratta di Daniele Albicini, 59 anni di Costrignano di Palagano e ispettore del lavoro nel distretto sanitario di Sassuolo. È lui l’uomo, divorziato e padre di due figli, che la sera del 10 novembre si è macchiato della brutale aggressione nei confronti del cardiologo e del figlio.

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GELOSIA. Sconcertante il movente: la gelosia. Albicini, infatti, aveva intrattenuto in gioventù una relazione con una donna che, da agosto, era diventata la nuova compagna di Tondi. E una volta appreso proprio da lei, a cui era rimasto comunque legato, del nuovo rapporto affettivo con il medico, è scattato nella sua testa il folle piano: colpire per vendetta “il rivale in amore”. Non solo la sera dell’aggressione vera a propria, bensì in quella del 3 novembre, in cui aveva fatto le “prove generali” del delitto passionale gridando al medico: “Mani in alto”. Oltre al dna ad incastrare Albicini ci ha pensato anche un autovelox: quello che ha immortalato la sua Ford Focus, tra le 20 e le 21 di sera del 10 novembre, lungo la strada che collega Vignola a Palagano. Un’altra prova schiacciante che l’ha condotto infine in carcere.

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Ma la notizia più bella giunge poi da Tondi stesso, che il 20 dicembre è stato dimesso dal Policlinico e ha potuto trascorrere il Natale a casa insieme al figlio Michele. Con un regalo sotto l’albero ancora più bello: la sua capacità visiva è ulteriormente migliorata e tutto lascia pensare che in futuro il medico possa riprendere ad esercitare la sua professione.

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