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Modena: Gianni Ferraguti, baffo che ha fatto storia

di Laura Solieri
Modena: Gianni Ferraguti, baffo che ha fatto storia

Anima  organizzativa della Cittadella, tra parrocchia e atletica: «Bello vedere i giovani crescere»

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MODENA.  A 71 anni ha smesso di allenare ma, di certo, non ha smesso di stare fermo. Incontriamo Gianni Ferraguti, volto simbolo della Cittadella dai baffi sorridenti, di ritorno da un viaggio in Terra Santa, luogo che dal 2004 è diventato meta prediletta dei suoi spostamenti. «La passione per la Terra Santa l'ho scoperta non in gioventù - racconta Gianni - Alcuni anni fa, il caro amico Stefano Prampolini ha pensato con il Csi nazionale di lanciare una corsa strana, una corsa di pace fatta da palestinesi e israeliani, opportunità che ci ha permesso di andare per la prima volta in Terra Santa nel 2004 ed effettuare questo evento all'alba, perché nessuno voleva che questa corsa fosse vista. È stato un modo per mettere a sedere delle persone che non si parlavano, almeno per organizzare questo evento, che negli anni è cresciuto e si è ripetuto con nostra grande soddisfazione per diverse edizioni e a cui la stampa ha dato un bel risalto».

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Nel frattempo, durante questi viaggi, si apre una nuova collaborazione di solidarietà: «Ci siamo collegati a un ospedale pediatrico di Betlemme, il Caritas Baby Hospital, che ci ha dato l'opportunità di vedere una realtà strana: si tratta dell'unico ospedale pediatrico presente nella zona della Palestina, dove dal 1952 vengono curati bambini senza distinzione di razza o religione, con difficoltà di tutti i tipi. Da diversi anni, qui a Modena, organizziamo La partita della Stella per dare un sostegno a suor Donatella Lessio, colonna portante del Caritas Baby Hospital, e alla sua struttura».

Gianni prosegue nel suo racconto e spiega che l'atletica ha cambiato la sua vita: «L'ha cambiata in senso buono - sorride sotto i baffi - Lavoravo in fabbrica, alle Fonderie Corni che oggi non ci sono più. Sono nato giocando a calcio, prima all'oratorio Sacro Cuore poi in parrocchia in Cittadella. Nella mia parrocchia - racconta Gianni - c'erano due gruppi sportivi: le ragazze che giocavano a pallavolo e i ragazzi che giocavano a calcio. In un periodo in cui i campionati erano fermi, si è cercato qualcosa per metterli insieme. Ti capita di avere nella vita quell'attimo di genialità in cui chiedi di correre a una persona che avevi visto correre bene, una ragazzina di terza media, Chiara Rubbiani, che mi rispose di sì e da lì è nato tutto. L'8 dicembre del 1971 nacque l'idea di fare una gara di corsa campestre: qui intorno non c'erano case, c'era solo la parrocchia e si fece la prima corsa campestre intorno alla Cittadella. Il giro è diventato più grande, da questa prima iniziativa, sempre legata al Centro Sportivo, ci siamo spostati in Piazza D'Armi, ovvero al Novi Sad, dove abbiamo svolto diverse edizioni della corsa. Dal 1993 siamo al parco Ferrari e siamo arrivati alla 45° edizione».

Oggi Gianni è anche nonno a tempo pieno: «Alle spalle ho sempre avuto una famiglia che mi ha permesso di fare quello che ho fatto, ovvero dedicare tanto tempo ed energie al mio lavoro. Adesso non alleno più ma seguo un gruppo di ragazzi, tutti docenti Isef, che allenano a loro volta. La cosa più gratificante rimane vedere dei giovani che crescono e si divertono in quello che fanno, raggiungendo dei risultati».

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