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«Intimidazioni, ma io tiro dritto»

«Intimidazioni, ma io tiro dritto»

Enza Rando, avvocato di Libera: «Non erano ladri: hanno messo mano solo a carte processuali»

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BOLOGNA. È passato circa un mese dall’inquietante furto nel studio modenese dell’avvocato Enza Rando che rappresenta l’associazione antimafia Libera in tanti delicati processi lungo la penisola.

Sul caso sono in corso delle indagini, perché quell’intrusione viene interpretata anche dagli investigatori come un tentativo di intimidazione. Ieri l’avvocato Rando, con il piglio di sempre, ha argomentato in udienza a Bologna – come parte civile – perché i 12 imputati andavano rinviati a giudizio. E fuori dall’aula non si sottrae davanti al taccuino.

Avvocato, di quell’episodio nel suo studio legale cosa le è rimasto addosso ad un mese dai fatti?

«Guardi, ho avuto tanti attestati di solidarietà e non sentendomi sola tiro dritta per la mia strada, non mi fermo di certo. Stanno indagando sul caso, c’è attenzione su quanto accaduto, ma non ho ancora notizie. Vorrei però sapere cos’è successo, chi ha agito. Perché rimango dell’idea che si sia trattato di un atto intimidatorio».

Lei, quindi, lo ritiene un messaggio preciso...

«Sì, hanno messo mano alle carte processuali, tralasciando le cose di valore, computer portatili, penne di pregio. Non credo si tratti di ladri. Mi inquieta che degli sconosciuti entrino nello studio mentre sono ad un convegno sulle mafie, per di più aprendo i cassetti e guardando i fascicoli».

Da quel giorno è cambiato qualcosa nella sua vita?

«Ho preso qualche precauzione, ma so che c’è chi vigila e sono ripartita con la determinazione di sempre».

Parliamo della costituzione come parte civile di Libera in questo processo Aemilia bis.

«E’ un processo importante, ci tenevamo ad esserci. Specie sul versante dei reati relativi alle intestazioni fittizie. E’ un modo per falsare il mercato del lavoro, eludendo le leggi».

L’operazione Aemilia ha dato finalmente uno scossone relativamente alla presa di coscienza sulle infiltrazioni mafiose nella nostra terra?

«Credo che vi sia ancora parecchio da fare. Il mondo economico deve stare più attento. Nella nostra regione la mafia c’è e ha fatto affari con alcuni. Non eravamo immuni da certe dinamiche. Relativamente alla presa di coscienza ho apprezzato la presenza, al maxi processo di Reggio Emilia, dei sindaci con la fascia tricolore. E’ un segnale importante che si dà alla comunità. Un altro strumento importante è il testo unico antimafia della Regione. Questa terra ce la può fare, ma se capiamo che la criminalità organizzata è un problema non indifferente che riguarda tutti, non solo le associazioni antimafia. Lo Stato deve saper dare una risposta all’imprenditoria che vive situazioni di fragilità, evitando così – conclude – che si rivolga ai posti sbagliati».(t.s.)

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