Modena, le gemelle Vecchi: "Il nostro lavoro? Viaggi temporali vestendo attori"
Francesca e Roberta Vecchi, costumiste nel mondo per cinema e teatro «Ma Modena resta il nostro luogo preferito»
MODENA. Se il tempo è davvero un’illusione come sosteneva Einstein, Francesca e Roberta Vecchi, allora, sono due instancabili viaggiatrici tra diverse dimensioni.
Costumiste cinematografiche, già candidate al David di Donatello nel 2012 per il film “Diaz” di Daniele Vicari, hanno appena finito di girare “Nico, 1988” che racconta gli ultimi anni di vita di Christa Päffgen, nota come Nico, prima famosa modella negli anni ‘60, poi cantante dei Velvet Underground e musa di Lou Reed. La regista Susanna Nicchiarelli ha scelto di raccontare gli anni della decadenza, trascorsi in Europa a fare concerti a cui quasi nessuno ha preso parte, a lottare con la dipendenza dall’eroina, prima della sua morte avvenuta a Ibiza ad appena 49 anni nel 1988.
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«È stato un lavoro enorme, ma bellissimo. Il cast era composto in gran parte da attori stranieri ed è stato entusiasmante farli sentire a proprio agio nei panni dei personaggi che abbiamo ideato per loro» - raccontano le due sorelle. «Abbiamo girato tra Roma e il Belgio. Ma sono stati i viaggi temporali da un’epoca all’altra quelli che ci hanno impegnato di più - spiegano - la complessa ed affascinante esistenza di Nico ci ha riportato negli anni ‘80 del post punk, quelli degli albori del movimento dark piuttosto che della new wave romantic contraddistinta da quell’edonismo glamour che immediatamente ci viene in mente non appena pensiamo a quel periodo. Attraverso flashback siamo state nella New York della Factory di Andy Warhol, nella Berlino del ‘45 e nella Parigi degli anni ‘60. Una ricerca iconografica enorme, che abbiamo svolto attraverso le riviste musicali dell'epoca, con i pochi video dei suoi concerti».
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Dopo tutti questi viaggi “spaziotemporali” com'è tornare a Modena?
Francesca: «La apprezziamo sempre di più. Quando la confrontiamo con altre città soprattutto in Italia, il paragone è raramente perdente. Poi noi modenesi siamo persone incredibili e sono molto contenta che si parli di Modena grazie a talenti come Pavarotti, Ferrari e ora Bottura. Mi arrabbio solo perché si parla di questa loro incredibilità solo quando viene scoperta dal resto mondo. Dobbiamo essere più supportanti nei confronti dei talenti dei nostri concittadini».
Roberta: «La nostra città deve essere conscia delle potenzialità che ha, c'è gente che ancora si stupisce che noi lavoriamo nel cinema e ci chiede: “Ma com'è dal vivo quell'attore?” “Ma davvero conoscete quell'attrice?”. Questa componente naif da un lato esalta la nostra naturalezza, ma dall'altro è un freno alla realizzazione dei propri talenti. In più viviamo in una città stendhaliana che la film commission dovrebbe promuovere di più come location di film, telefilm e fiction».
Prima di partire per la realizzazione di “Nico, 1988” avete ottenuto grande successo alla Festa del Cinema di Roma con un'altra pellicola di Vicari “Sole, cuore, amore”.
Francesca: «Un film che ci ha toccato molto, che con la sua crudele veridicità ci ha migliorato la vita».
Si è parlato molto del cappotto rosso che avete fatto indossare alla protagonista Isabella Ragonese.
Roberta: «Sì, l'hanno paragonato a quello indossato dalla bimba in Schindler’s List, per la carica emotiva di cui quel capo era impregnato. È una grande soddisfazione quando riesci a cucire addosso ai personaggi i panni che avrebbero indossato realmente».
Ci sono altri capi iconici nel vostro nuovo film?
Roberta: «Sicuramente i pantaloni neri in pelle a vita alta che Nico indossa come fossero una divisa, portati infilati dentro ad un paio di stivali color carota e la giacca di montone lunga fino ai piedi che era la sua coperta di Linus. In realtà è stato strano perché la regista voleva fare una sua Nico, ma giorno dopo giorno, indossando gli abiti scelti da noi per Nico, Trine Dyrholm è diventata più Nico della vera Nico. Dopo l'ultimo ciak, l'attrice ha voluto tenere il bracciale in pelle e borchie a forma di teschio, che era il preferito di Nico».
Lo scorso anno avete realizzato i costumi per il balletto dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne. Il teatro vi affascina ancora?
Francesca: «Se il progetto è stimolante sì. Se dobbiamo chiuderci in un archivio e copiare fedelmente i costumi di un'epoca piuttosto che un'altra allora no».
Roberta: «Ci hanno proposto di lavorare per un'opera lirica diretta da Bob Wilson, una nuova sperimentazione che ci permetterà di lavorare addirittura con la luce. Sono queste le cose che ci stimolano».
Il vostro metodo di lavoro è caratterizzato da uno studio dell'estetica del periodo di riferimento, che voi destrutturate e rielaborate con la vostra creatività senza stravolgerne però i canoni estetici, ma facendo percepire l'intervento della vostra mano. Chi sognate di vestire?
Francesca: «Leonardo Di Caprio, il più grande attore del nostro tempo. Ma vorrei fare anche una cosa pazza, super kitsch con John Travolta».
Roberta: «Al Pacino e Javier Bardem, le donne mi annoiano».
Il regista dei sogni?
Francesca: «Vorrei lavorare ad un film di fantascienza con George Lucas o JJ Abrams, ma anche con Tarantino».
Roberta: «Jim Jarmusc e Iñárritu».
Una vorrebbe vivere in un film di Truffaut con un basco in testa e una baguette sotto l'ascella, l'altra sogna le grandi produzioni americane con budget e coraggio infiniti, diversissime se non fossero gemelle. Cosa pensate dell'estinzione del dress code?
«Che è una barbarie. Mantenendo la propria personalità si può sottostare a tutte le regole d'abbigliamento, ma non siamo più educati al buon gusto».
Ed è su questo che vogliono lavorare in città ne “Il Posto” il loro laboratorio/archivio di via Castelmaraldo, con serate a tema dedicate a quel grande piacere che è vestirsi.
NON SOLO FILM, ANCHE POPSTAR
Francesca e Roberta sono sorelle gemelle. Nate a Modena si sono formate presso la bottega-laboratorio di progettazione totale “A.G. Fronzoni” di Milano. Costumiste, sono specializzate nella ricerca di abiti vintage. Oltre al cinema, hanno realizzato progetti per televisione, teatro e danza, moda, musica e performing arts. Vincitrici del Premio del pubblico al Berlin Film Festival 2012 sono state candidate al David di Donatello nel 2013 come migliori costumiste. Tra le altre pellicole in cui hanno lavorato ricordiamo anche The Zero Unger Callenge (di Costanza Quatriglio, 2015), Il paese delle spose infelici (di Pippo Mezzapesa, 2011), Lo spazio bianco (di Francesca Comencini, 2008-2009), Ora o mai più (di Lucio Pellegrini, 2002-2003), Lupo Mannaro (di Antonio Tibaldi, 2000). Negli anni Novanta hanno lavorato molto in teatro e hanno presenziato ai principali festival. Nel mondo della moda hanno collaborato alla realizzazione di collezioni per Martin Margiela, Fiorucci, Moschino e Les Copains bambino. Come stylist hanno realizzato redazionali per riviste prestigiose del gruppo Condè Nast. Tre le collaborazioni in ambito musicale, spiccano quelle con Zucchero, Vasco Rossi, Angelo Branduardi, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, Enrico Ruggeri. Hanno curato i custumi per il video “Solo” di Antonio Rigo Righetti, oltre a quelli di Ligabue "Tutti vogliono viaggiare in prima" e "Questa è la mia vita". A Modena hanno aperto il loro laboratorio/archivio "Il Posto" dove organizzano eventi musicali e culturali, con ascolti, proiezioni e degustazioni.
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