«È come il Bataclan ma siamo ignorati»
«Ciò che è successo a Istanbul ricorda molto la strage del caffè concerto parigino Bataclan, anche in questo caso sono stati presi di mira civili inermi, solo che non ci sarà nessun moto di sdegno...
«Ciò che è successo a Istanbul ricorda molto la strage del caffè concerto parigino Bataclan, anche in questo caso sono stati presi di mira civili inermi, solo che non ci sarà nessun moto di sdegno collettivo, non ci sarà nessun “Je suis Istanbul”», dice Muhammet Ozden, organico alla moschea turca. I turchi lamentano un doppio standard occidentale quando si tratta di parlare di Turchia. «Il governo del nostro paese è presentato nel resto d’Europa come un regime e il nostro presidente come un dittatore: la verità è che Erdogan ha un tasso di consenso in Turchia che sfiora il 70% e che per governare un paese complesso come il nostro, inserito in una regione che è una polveriera ci vuole polso», dice un altro frequentatore della sala di preghiera. Dentro alla moschea, un locale ricavato da un ex magazzino industriale, c'è l'imam della Ulu Cami, Ismail Sofoglu. È un uomo di 42 anni, dall’aria bonaria, imam del centro dal 2014.
È seduto alla scrivania del suo piccolo studio circondato da poster della Mecca e immagini dei grandi sultani dell' Impero ottomano. «Il 2016 è stato un anno molto difficile per noi turchi, nei miei sermoni ricordo alla comunità di non perdersi d'animo, di restare unita e di fidarsi del nostro presidente: le sfide che ci aspettano sono tante, il terrorismo di matrice curda da una parte e quello islamico dall'altro sono una minaccia concreta e poi c'è il nemico interno», dice l’imam. Il nemico interno è identificato in Fetullah Gulen ritenuto responsabile dal governo in carica del tentato golpe di luglio: «E' una spia della Cia che vuole dividere il paese è venderlo pezzo per pezzo agli Usa», dice senza mezzi termini Uysal Seyfettin, turco di Modena e fedele della moschea anatolica. Pkk, Isis, Gulenisti, sono tante le forze che giocano al massacro secondo i turchi di Modena.
«Ma è in questi momenti che viene fuori lo spirito combattivo del nostro popolo, la sua voglia di unità. Purtroppo sembra che i morti del Reina siano come di serie B, vorremmo che la comunità internazionale esprimesse il suo sdegno anche per i morti in Turchia, che una generazione Bataclan sia individuata anche fra i tanti giovani che sono morti mentre festeggiavano il Capodanno sulle rive del Bosforo», conclude il religioso venuto da Oriente.
Gaetano Josè Gasparini
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