I tre sopravvissuti tornano a Modena
I giovani e i loro amici rientrano dalla Turchia. Sono rimasti incolumi gettandosi sotto i tavoli, ferita solo la bresciana
Stanno bene fisicamente, anche se sono provati psicologicamente, i tre giovani di Modena e gli altri due italiani (uno di Palermo e una bresciana), in Turchia per lavoro, che si trovavano la notte di Capodanno nella discoteca Reina di Istanbul e che si sono salvati dalla strage buttandosi a terra e schivando i colpi che il killer sparava a bruciapelo.
Nella calca la giovane lombarda ha riportato qualche escoriazione e una ferita lieve sopra un occhio. Per i modenesi pare che non si sia stato bisogno di alcun intervento infermieristico.
Il gruppo di italiani - riferisce la tv modenese Trc, che ha dato notizia della presenza degli italiani nel locale - sta pensando al rientro in Italia, nel massimo riserbo, così come i cinque scampati hanno chiesto l'anonimato per ragioni professionali. Il motivo di questa richiesta è evidente: alcuni di loro lavorano a Istanbul e temono ritorsioni, tanto più in questo clima politico rovente.
La loro identità è stata acquisita direttamente dalle autorità ieri tramite la tv modenese. Nessun altro sa chi sono.
I modenesi e i loro amici si sono salvati buttandosi a terra e schivando i colpi che il killer sparava a bruciapelo, riuscendo a cavarsela solo con qualche escoriazione. La ragazza bresciana è rimasta lievemente ferita al volto. Anche lei era in Turchia per lavoro e a San Silvestro aveva deciso di trascorrere la notte del Veglione con gli amici nel noto e affascinante locale sul Bosforo con le altre centinaia di persone presenti nel night club quando l'attentatore è entrato in azione.
«È accaduto tutto in un istante», hanno raccontato i tre modenesi alla televisione modenese: «Stavamo tutti festeggiando e mangiando a tavola quando sono esplosi i primi colpi ed è scattato il panico nel locale», dove i colpi arrivavano da tutte le parti. Nessuno di loro vuole fornire le proprie generalità, chiedendo l'anonimato. Ma le loro parole trasmettono tutto il terrore e la paura provato in quei momenti, tra la calca, per evitare di essere colpiti e riuscire ad aprirsi una via di fuga, verso la salvezza. Si sono gettati a terra - raccontano - nella confusione e concitazione di attimi durati un'eternità sotto il rumore assordante di colpi: quell'uomo, armato di un kalashnikov, sparava all'impazzata sulla folla, a bruciapelo dalla scala della pista centrale della discoteca ma anche al piano superiore, dove si trova il ristorante giapponese.
Si è creata una calca di persone che cercava disperatamente scampo, raccontano ancora, spiegando che è stato in quel tafferuglio che si sono fatti male. Niente di grave per loro. Solo qualche escoriazione ed un ferita lieve sopra l'occhio per la ragazza bresciana. Ma tanta paura. Molti dei feriti - un settantina oltre al tragico bilancio di 39 morti - si sarebbero fatti male proprio a causa della calca, continua il racconto dei cinque sopravvissuti, secondo quanto rivelato sotto la copertura dell’anonimato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
