Petardo le esplode vicino: rischia di perdere l’udito
Fiorano. Il bengala che fischia si incastra nella recinzione e stordisce la vittima Problemi al timpano per la 34enne. Carabinieri a caccia dell’autore del lancio
FIORANO. Venticinque giorni di prognosi e il rischio di perdere l’udito: è il drammatico finale di un incidente avvenuto a Capodanno poco dopo la mezzanotte a causa dell’esplosione di un bengala. La vittima è una donna di 34 anni di Fiorano, finita in ospedale insieme ad altri due amici, feriti mentre si trovavano in strada. E stavolta non si parla di azioni inconsulte o rubricabili come gesti incoscienti nell’utilizzo dei fuochi d’artificio. La compagnia, infatti, non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto, anzi i carabinieri di Sassuolo hanno avviato le indagini per risalire all’autore del lancio del petardo.
Tutto è avvenuto dopo il brindisi di mezzanotte quando il gruppo si trovava all’esterno del ristorante Soya di via Radici in Piano, a Sassuolo, a ridosso del confine con il territorio di Fiorano. Erano usciti per assistere agli spettacoli pirotecnici improvvisati, organizzati dagli appassionati dell’ultimo dell’anno, insensibili agli inviti a non esplodere petardi o fuochi d’artificio. Va detto, a onore di cronaca, che a Sassuolo l’ordinanza anti-botti riguardava soltanto il centro storico, dove si sono registrati comunque problemi e inosservanze.
Fatto sta che la 34enne e due amici si trovavano appoggiati ad una recinzione, nei pressi del locale quando alle loro spalle è partito un bengala impazzito. Si tratta di una fontana sonora, acquistabile liberamente, che ha una gittata massima di una ventina di metri. L’assordante fischio avviene soltanto quando il fuoco sta per completare il suo percorso. Ma invece che andare verso l’alto, la traiettoria del bengala è inattesa e finisce per incastrarsi nella recinzione, a pochi passi dal gruppo di amici, che non si accorgono di nulla. Il fischio li intontisce, la donna è colei che ha la peggio. Non sente più nulla, la paura è tanta perché i minuti passano e l’udito non torna. La 34enne e i compagni vengono trasportati d’urgenza in ospedale. Per lei si sospetta la lesione del timpano, ma i sanitari non possono sottoporla subito agli accertamenti specialistici perché l’apparato uditivo è sotto stress e i dati non sarebbero realistici. I medici elaborano una prognosi di 25 giorni (gli altri due se la cavano con un paio di giorni di riposo), ma gli ulteriori esami sembrano scongiurare la grave lesione. I carabinieri però non si fermeranno e sono in programma audizioni di numerosi testimoni presenti nel parcheggio del ristorante: si cerca l’autore del lancio.
Francesco Dondi
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