Cie riapre a Modena? Nessuna conferma ma una gelida attesa
Comune e prefettura in stand-by, il Siulp «Non se ne parla» Intanto in Emilia Romagna 100 stranieri della rivolta di Cona
Aprirà presto un Cie a Modena, dalle ceneri della struttura in via Alessandro La Marmora che venne chiusa nel 2013 tra gli applausi di tutti, amministratori, politici, forze dell’ordine e cittadini? L’annuncio del ministro degli Interni Minniti è chiaro: alla luce degli attentati, è necessario un accurato controllo del territorio e un sicuro rimpatrio dei clandestini. Da qui l’idea di creare un Cie in ogni regione italiana. Ora perché Modena diventa una candidata in pole position? Perché Bologna ha già l’Hub, il capoluogo di regione ha già il considerevole impegno della gestione del centro di smistamento dei migranti che confluiscono (ora ne sono presenti circa seicento) e poi vengono smistati nel territorio regionale per l’accoglienza. Accollare a Bologna un altro carico di egual peso sarebbe in effetti improbabile. E dal Pd felsineo è già arrivata una levata di scudi. Alla luce di tutto ciò ecco che avanza l’ipotesi Modena, dove c’è già una struttura vuota tutto sommato pronta a ripartire.
Che si dice in città? E’ chiaro che apertamente nessuno mostra quella smorfia, quel non gradimento che “ufficialmente” viene celato dalle frasi di circostanza. Il Comune si è messo in stand by: «L’amministrazione comunale di Modena non ha avuto alcuna comunicazione ufficiale nel merito di una possibile riapertura del Cie in città dopo l’annuncio di fine anno del ministro degli Interni Marco Minniti di volerne riaprire uno in ogni regione. Sul tema il Comune di Modena fa quindi sapere che al momento non ci sono gli elementi per pronunciarsi e che verranno svolti i necessari incontri a livello regionale cui parteciperà ascoltando le proposte e le soluzioni ipotizzate sulla base delle quali svilupperà le proprie valutazioni». Ma conoscendo la linea di Muzzarelli, il sindaco non starà certo alla finestra attendendo passivamente che sulla città piombi questo macigno senza che siano affrontate tutte le problematiche.
La prefettura non va oltre ad un laconico: «Se arriveranno disposizioni ministeriali sarà nostro dovere eseguire ed adoperarci in merito alle decisioni che verranno intraprese».
Il nuovo Cie avrebbe valenza regionale: a Modena confluirebbero dal tutta l’Emilia Romagna irregolari, clandestini, persone che restano con permesso scaduto, ex detenuti e altro ancora. E gli addetti ai lavori? Dal Siulp, il sindacato di polizia, arriva un secco no.
«Innanzitutto ricordiamo che il Cie è stato aperto nel novembre del 2002 e definitivamente soppresso - sostiene la segreteria provinciale del Siulp - nell'agosto del 2013. Dopo non poche difficoltà operative, tecniche e di gestione, negli ultimi anni era diventato il Cie più efficiente d'Italia con un tasso di rimpatri effettivi, certificato da Ministero dell'Interno intorno al 75% dei trattenuti. Quindi funzionava. Ma per il suo funzionamento la Questura utilizzava enormi risorse umane, materiali ed economiche sottraendole alle normali attività istituzionali. Da sempre questo sindacato si è battuto affinché le attività del Cie (vigilanza e rimpatri) non incidessero negativamente su quelle della Questura, ma il più delle volte, e da governi diversi, siamo rimasti inascoltati. Segnaliamo che ancora adesso la Questura utilizza dei furgoni con centinaia di miglia di chilometri forniti nel 2002 all'atto dell'apertura. Da allora più nulla. Attualmente le condizioni della polizia modenese, sono precarie, sia in termini di personale che di equipaggiamenti ed attrezzature; ma c'è comunque qualcuno che dice che siamo in leggero sovraorganico. Non si riesce a garantire stabilmente tre Volanti per turno, figurarsi un Cie. È evidente che in queste condizioni solo l'idea di una riapertura del Cie è impraticabile». «Quando il Cie era aperto - conclude il Siulp - funzionò con buoni risultati, ma con un impegno ed un sacrificio che la polizia modenese ora proprio non può sopportare. Sia per le note carenze d'organico, ma anche per l'età avanzata degli operatori». Nel frattempo una nuova emergenza: dopo la rivolta nel centro di accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, un centinaio di migranti verrà trasferito in queste ore in strutture dell'Emilia-Romagna. Quali e con quale capacità di accoglienza, verrà “reso noto oggi dai prefetti”, afferma il Viminale. A Cona si è verificata una rivolta all'interno del centro di accoglienza in seguito alla morte di una giovane migrante. il trasferimento di un centinaio di ospiti rientra appunto nelle misure decise per ridurre la tensione nella struttura in provincia di Venezia.
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