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Carpi. Ivano, il frate che fa ballare tutti i fedeli

di Serena Arbizzi
Carpi. Ivano, il frate che fa ballare tutti i fedeli

È un dj per hobby: «Prima benedico, poi si danza. La musica unisce le persone: siano esse cristiane, musulmane o migranti»

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CARPI. Sulla sua consolle ha attaccato un adesivo con la scritta “Il Signore balla con voi” e al posto dell’abbigliamento casual dei dj indossa un saio: perché lui è un frate francescano, da undici anni al convento di San Nicolò e, una volta finite le preghiere e le opere religiose, esprime la sua personalità gioiosa mixando pezzi, soprattutto anni Settanta e Ottanta, in numerose occasioni di festa. Del resto, la musica è come la vocazione: quando ti “rapisce” non riesci a farne a meno. Lui è padre Ivano Cavazzuti, 50 anni, nato a Roteglia, a una manciata di chilometri da Sassuolo. Nel solo 2016 padre Ivano è stato protagonista di 13 dj set, di cui due alle notti bianche, uno al bar Manzoni di Carpi, un altro addirittura nel convento.

Padre Ivano, quando ha incontrato la musica e la religione?

«Ho conosciuto la passione per la musica grazie al mio amico Davide, con il quale ho condiviso… tutto. Lui era il mio vicino di casa, il mio compagno di classe, e il Signore ci ha presi entrambi, portandoci nel convento di San Nicolò. Davide, una volta, quando avevo 16 anni, mi ha portato in discoteca, al Piccadilly, a Sassuolo, vicino a casa nostra. In quel momento, sono rimasto folgorato dalla figura del dj e, pian piano, mi sono procurato tutta l’attrezzatura necessaria. Dopo qualche tempo ho vinto un concorso e ho iniziato a lavorare al Dama Club di Frassinoro. Per quanto riguarda la vocazione, ho fatto il falegname fino a 28 anni e ho avuto diverse fidanzate fino a quel momento. Tutte storie serie, anche quando facevo il dj non ho mai ecceduto nei vizi. Poi ho capito che la mia strada era il Signore e sono diventato un frate francescano. Senza, però, abbandonare le sette note».

Cos’è che la lega così tanto alla musica?

«Il fatto che ti può rendere felice e allo stesso tempo guastare. Ti emoziona, in altre parole. La musica dà molta carica, chi la compone lo fa per creare gioia. Richiama la festa, ti dà spinta dentro. Poi c’è anche la musica studiata per spaccare il cervello, ma io quella non la programmo. Ho visto tantissimi giovani avvicinarsi durante i dj set: alcuni mi hanno chiesto se sono un frate vero. Poi, quando suono, iniziano a ballare musulmani, migranti, anziani. Il potere della musica è quello di unire le persone anche più diverse. Ed è questo il mio obiettivo: stare in mezzo alla gente, che oggi soffre tanto e ha bisogno di spensieratezza. E con la stessa genuinità “mixo”, anche con più piatti, nel modo più artigianale possibile, perché non amo troppo la tecnologia».

Ci racconta la sua hit parade?

«Tra i miei pezzi preferiti ci sono quelli dei Simple Minds, degli U2, poi la gente impazzisce anche per i Ricchi e Poveri. Pezzi come “Sarà perché ti amo” fanno ballare tutti, o come “Sofia” di Alvaro Soler, tormentone dei mesi scorsi. Poi, cerco di stare attento a non urtare la sensibilità dei fedeli: non conoscendo benissimo l’inglese cerco di farmi spiegare il significato dei testi. Ad esempio, un pezzo come Relax dei Frank goes to Hollywood, è bellissimo, ma mi hanno detto che parla del rapporto fra due uomini, quindi ho pensato di eliminarlo dal repertorio…»

Ha dovuto chiedere il permesso a qualcuno in diocesi prima di esibirsi?

«Al Signore. Mi spiego. Quando ho pensato di fare i dj set mi sono chiesto se fosse o meno opportuno. E ho chiesto, guardando verso l’alto: “Signore, vieni con me”. E Lui con me è sempre venuto: per ricordarlo, sul mio banco c’è scritto: “Il Signore balla con voi”. Prima do la benedizione, poi si balla».

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