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Modena, Osteria Romana: delizie capitoline dietro la via Emilia

di Serena Arbizzi
Modena, Osteria Romana: delizie capitoline dietro la via Emilia

Aperto nel 2007 dalla famiglia Falabella Iacovacci il locale offre il meglio della cucina tipica laziale

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Per chi vuole scoprire un angolo della Capitale senza spostarsi da Modena la risposta si chiama Osteria Romana. Il locale sorge dal 2007 in uno degli angoli più intriganti di Modena: un luogo che va scoperto, scovato, a pochi metri da via Emilia centro e che consente di immergersi in un’atmosfera accogliente gustando tipicità uniche. L’Osteria Romana è stata inventata ed è condotta dalla famiglia Falabella Iacovacci, che tramanda esperienza nel campo della ristorazione e offre piatti composti da prodotti laziali, che consentono un viaggio nella migliore tradizione romana con vini, olio, aceto, caffè e persino l’acqua, oltre alle portate tipiche.

Il locale nasce dalla passione per Roma, terra natale della famiglia, quando la bisnonna materna Annunziata insieme alla bisnonna paterna Palmira viziavano i commensali con le leccornie dell’Arriccia, una località dei Castelli romani. Con lo stesso spirito di calore e cordialità i Falabella Iacovacci oggi accolgono i propri ospiti. «L’Osteria Romana, prima e unica nel suo genere a Modena, si trova ai piedi del settecentesco Palazzo Rossi Barattini, già Agazzotti, in pieno centro, in una via volutamente nascosta perché ci piace che il viaggiatore venga appositamente per scoprirci, a 20 metri dal portico del Collegio e dalla via Emilia - afferma Emanuele Falabella, direttore del locale -. Da noi si può ritrovare la vera cucina romana, senza raggiungere la Capitale, risparmiando tempo e denaro. La nostra specialità consiste nella cucina romana, elaborata sapientemente solo con prodotti laziali che vanno a comporre i piatti tipici sulle nostre tavole, fino all’acqua, proveniente da Fiuggi, dal grande complesso termale, all’olio derivante dal frantoio Tuscania di Viterbo, sino al caffè Palombini, emblema da decenni della tradizione romana. La carta dei vini è solo laziale, chiaramente, e presenta la possibilità di assaporare i prodotti della cantina del Principe Pallavicini, nostra esclusiva da Roma, con un ottimo Frascati doc, coltivato con amore negli ettari di piantagione, e il nettare di Bacco proveniente dal vitigno rosso Cesanese. Oltre a gustarli, i vini si possono acquistare sul sito. Nel nostro locale l’atmosfera è intima e accogliente: i tavoli sono una decina. Si consiglia, pertanto, la prenotazione. Se poi si volessero conoscere in anticipo alcune informazioni sul ristorante, è possibile consultare il sito www.osteriaromanamodena.it. Esiste la possibilità di investire attraverso sponsorizzazioni sul nostro ristorante» conclude Emanuele Falabella.

Tra le specialità dell’Osteria Romana si possono gustare fiori di zucchina ripieni, dal bucatino all’amatriciana allo spaghetto cacio e pepe, bombolotto alla carbonara, i carciofi alla romana, le puntarelle in salsa d’acciughe, i carciofi alla Giudia, i tonnarelli, i supplì con il sugo della coda alla vaccinara, invenzione dell’Osteria Romana. «Il supplì tradizionale - aggiunge Emanuele Falabella - prevede la composizione, all’interno, con riso bollito, che viene condito con ritagli di pollo, pomodoro e ragù. Per rendere il piatto quanto più possibile romano, noi abbiamo introdotto una variante che sta riscuotendo successo. Il sugo è infatti composto dal pomodoro cotto con la coda di bue con cui si prepara la coda alla vaccinara. A questo viene aggiunta una noce di mozzarella. Il supplì custodisce sempre la sua forma ovale e, quando l”uovo” si rompe, deve “telefonare”. Ovvero, la mozzarella dev’essere filante. La ricetta è diversa dall’arancino siciliano, è semplice ma richiede maestria. Occorrono riso bollito, sugo di carne, va fritto una volta impanato e, all’interno, va aggiunta la mozzarella. La ricetta risale al 1800 ed è in fase di registrazione presso la Camera di commercio e la Regione Lazio, l’evoluzione inventata da noi. I piatti sono cucinati dallo chef Gigli e dalla chef Bahlay».

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