Amnesia, dj modenese: la vita alla consolle come ambasciatrice di musica
Modenese, nota in città come Alina Postarnak, ha 22 anni ed ha cominciato a 18 «Basilare avere fiducia in sè. Qui ci sono famiglia e amici, ma il lavoro è altrove»
Il viaggio con la musica nel sangue e come migliore amica. Benvenuti nel mondo di dj Amnesia. Ventidue anni, modenese doc, da tempo calca scenari internazionali. La nostra città la conosce come Alina Postarnak, ma la “metamorfosi” avviene fuori.
Alina, quando hai scoperto di voler diventare una deejay?
«A 18 anni. Sono sempre andata nelle discoteche “normali”, ma non mi piacevano. Agli eventi all’aperto tra gli amici, invece, c’era una musica diversa e mi sono immedesimata subito. Allora ho capito che non è difficile imparare a usare una consolle».
Dove hai suonato?
«In Italia a Milano, due volte a Roma, tanto in Centro Italia. Quest’estate sono andata in spiaggia in Grecia. A Tenerife (Spagna) ho suonato gratis. Spesso ho date in Svizzera, a breve andrò in Francia. Sono anche andata in Cappadocia (Turchia). Da un anno e mezzo vivo così».
Modena?
«Sono sempre scappata via perché non mi piace la musica proposta qui da noi. Sono per le feste all’aperto (non i rave) e quelle organizzate nelle case private. Da noi, invece, si trova soprattutto il solito locale».
Hai sempre amato viaggiare?
«Sì: già da piccola i miei mi trascinavano dappertutto, come fa ora il mio cane Fred».
Cos’è per te la consolle?
«Un piccolo mondo in cui mi perdo, uno strumento con cui uso la musica per far sentire alla gente quello che ho dentro. Per me è come urlare».
Un progetto per il 2017?
«Spero di rimanere sulla cresta dell’onda e di continuare a mettere lo stesso impegno nelle mie attività».
Un piano B?
«Diventare un hippie e andare in giro per il mondo (sorride). Vorrei essere un’imprenditrice, ma non ho la pazienza. Mi è sempre piaciuto disegnare: magari potrei diventare un’artista».
All’estero com’è vista una dj?
«È un mondo che funziona un po’ meglio. In Italia si pensa che non ci voglia niente a fare il dj e se ne trovano troppi. Spesso i ragazzi vogliono diventare dj per farsi vedere, per darsi importanza. Invece, ho visto nel mio lavoro una salvezza da tante brutte esperienze. Ci ho sempre creduto molto, mettendoci il massimo impegno. I primi due anni ho iniziato in casa, ma l’esperienza la fai fuori».
È possibile vivere con un lavoro da dj?
«In Italia c'è chi riesce a fare 800 euro a serata. A viaggiare in Europa e in Sudamerica si guadagna abbastanza bene. Bisogna prendere il giro giusto. Con la crisi ho fatto altri lavori, lavorando troppo per essere pagata pochissimo. Il passaparola funziona ancora, ma internet è importante per farti conoscere all’estero. In un anno ho sviluppato tantissimi “follower” dal Giappone e dal Messico: mi chiedono quando suonerò da loro».
Come nasce il nome Amnesia?
«È una parola che mi è sempre piaciuta. Può rappresentare tanti bei posti nel mondo ed è facile da ricordare».
Un consiglio per diventare dj?
«È fondamentale la fiducia in te stesso e in quanto stai facendo».
Qualcosa da evitare?
«Di farti condizionare dal mondo esterno. Puoi trovare persone, situazioni e sostanze particolari. Allora ti devi ricordare che stai lavorando per la musica».
Cos’è la musica per te?
«È la mia migliore amica. Da quando avevo undici anni non mi tolgo mai le cuffie, nemmeno per dormire».
La usavi anche per studiare?
«No. Studiavo al Selmi biologico. Sono stata bocciata in terza, nell’anno del terremoto e ho smesso. Vedo però tanta gente che studia e poi non sa cosa fare della propria vita».
Meglio vivere a Modena o all’estero?
«A Modena troverò sempre casa, famiglia e amici. Tuttavia, so che cambierò tanti posti: Spagna, Giappone, Cina... L’America mi ha sempre incuriosita, ma sono contro la politica americana. Visiterò la Norvegia, la Scozia e l’Alaska».
L’Alaska però è americana.
«Sì, ma lì di americani se ne incontrano pochi»
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