Annicchiarico: «I soldi non c’entrano niente»
La replica del direttore Asl: «Già tre incontri per cercare una soluzione a visioni riabilitative diverse»
La risposta alla lunga lettera dei genitori arriva a firma di Massimo Annicchiarico, direttore generale dell’Ausl di Modena. Per Annicchiarico il rischio di chiusura de “La Lucciola” non è una questione economica, ma di diverse visioni sulla crescita dei giovani ospiti.
«Ho letto la lettera inviata dai genitori del Centro “La Lucciola” - risponde il dg Ausl - e desidero rispondere personalmente, per la delicatezza del tema e per il rischio che la condizione dei minori e la legittima espressione di opinione dei genitori possano ingenerare strumentalizzazioni, che rischiano di provocare ancor più disagio di quanto già non faccia la condizione di disabilità. La preoccupazione espressa in ordine alla cura dei propri figli mi è comprensibile, così come l’incertezza per il futuro dei disabili una volta diventati adulti e senza più le proprie famiglie. Teniamo tuttavia a respingere con fermezza il solo sospetto che per il servizio sanitario pubblico non valga la pena di curare i pazienti cronici (minori o adulti che siano, per questi ultimi il principio della presunta inutilità dovrebbe valere ancora di più) o che qualcuno voglia “risparmiare” a scapito dei pazienti. All’opposto, è esattamente per i cronici ed i fragili che principalmente ci adoperiamo.
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Nel nostro territorio i servizi per la neuropsichiatria infantile si sono moltiplicati nel tempo, consentendo di prendere in carico in più strutture e in collaborazione con le associazioni dei familiari, un numero enormemente maggiore del passato di pazienti, con tempi di attesa (contrariamente a quanto affermato) estremamente contenuti, utilizzando le più accreditate tecniche riabilitative. Senza indulgere in tecnicismi, nemmeno posso sottacere che sui modelli di trattamento altre famiglie hanno diversa opinione in ordine alla inclusione scolastica, opinione molto spesso opposta a quanto affermato nella lettera. Ho incontrato la direzione della Lucciola per tre volte alla ricerca di soluzioni che consentano alla struttura privata di continuare ad operare, nel tentativo di contemperare i diritti di tutti. Per l’Ausl non è mai stata né lo sarà una questione economica. Il rischio è però anche peggiore, e cioè che in nome di un diritto di pensiero, il tutto si trasformi in scontro ideologico contro chi la pensa diversamente sul trattamento di quei minori, mettendo pazienti, e famiglie, gli uni contro gli altri, o tutti contro una inesistente tirannia economica della Ausl, anziché cercare di contemperare le diverse istanze. Noi continueremo a provarci».
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