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Un caso che fa discutere a Modena: «Bambini disabili della Lucciola di Stuffione vittime dei tagli Ausl»

di Francesco Dondi
Un caso che fa discutere a Modena: «Bambini disabili della Lucciola di Stuffione vittime dei tagli Ausl»

Trenta ragazzini problematici frequentano il centro di Stuffione. I genitori: «Non chiudete, lì hanno imparato a vivere»

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MODENA. C’è un centro speciale nelle campagne di Stuffione di Ravarino; un centro che si chiama “La Lucciola” dove i bambini e i ragazzini diventano amici e dove cercano, tutti insieme, di superare gli ostacoli che la vita ha loro riservato. Sono ragazzini, che vengono da un po’ tutta la provincia, disabili oppure autistici o down o con problemi comportamentali, che in quel borgo e grazie all’attenzione dei loro insegnanti ogni giorno lottano per una vita migliore. Non vogliono essere commiserati, preferiscono fare e imparare: coltivano l’orto, vendemmiano, si cimentano con i lavoretti domestici.

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Crescono e sviluppano competenze per essere parte attiva e positiva del mondo dei grandi. Ma ora il loro mondo è a rischio: “La Lucciola” rischia di chiudere perché i fondi stanziati dall’Ausl si riducono e le spese, per sostenere un progetto unico e vincente, restano quantomeno stabili. Tutto ciò, lasciando da parte per un attimo il terremoto che ha distrutto il centro, rendendolo in buona parte inagibile e con il cantiere della ricostruzione che impiegherà anni per riconsegnare a Riccardo, Davide, Giovanni, Jessica e ai loro amici una cosa dove continuare ad imparare e a crescere.

La paura dei loro genitori è tanta, innescata da una comunicazione avuta durante una riunione. Genitori coraggiosi, che ogni giorno lottano per i loro ragazzi e che ora, con una lettera preventiva, lanciano un grido di soccorso.

«I nostri figli - scrivono - nel panorama delle persone con disabilità sono, a loro modo, dei privilegiati; un giorno qualcuno (spesso un altro genitore) ci ha detto che esisteva un centro dove la cura e la riabilitazione venivano fatte in un modo speciale. I nostri ragazzi potevano andare per diverse ore in un centro con personale altamente specializzato. Ci è giunta la notizia che forse La Lucciola chiuderà. Con gli anni sono stati inviati dalla Ausl sempre meno bambini e ragazzi, sia a causa di una norma regionale che impone di aspettare almeno gli 11 anni, sia perché con il passare del tempo, pur essendoci un aumento dei minori con handicap, sempre meno ne sono stati inviati alla Lucciola. Molti di noi hanno inserito i propri figli da piccoli ed i miglioramenti sono iniziati presto. Ci dicono in tutti i campi che la riabilitazione prima viene fatta e più aumenta la possibilità di ottenere risultati. Ci chiediamo anche a quanti genitori sia stata offerta la possibilità di frequentare il Centro. Questo posto per molti sarebbe un luogo in cui vengono sposati i bisogni dei propri figli con la professionalità senza camici bianchi in vista. Neuropsichiatra infantile, psicologi, riabilitatori con diverse specializzazioni, educatori professionali forniscono un impegno completo. Certo che tante ore al giorno non possono costare come 45 minuti alla settimana e allora ci viene il dubbio che l’inaridimento degli invii sia anche frutto di un campagna al risparmio sulla pelle di chi già non è stato molto fortunato. Speriamo ovviamente che questo non sia vero, perché altrimenti ci verrebbe da dire che ciò che non ha distrutto il terremoto a La Lucciola verrà distrutto dalla voglia di risparmio di qualcuno. Forse l’idea che invece sta dietro è quella che alla fine non vale la pena investire sui bambini con problemi cronici? Dall’essere down non si guarisce, a che scopo allora investire tanto tempo e fatica? Investire sui nostri ragazzi handicappati in generale a che serve? Serve a farli stare meglio, a dare loro possibilità di un futuro meno pesante, a metter loro a disposizione strumenti per la vita, insomma ad aver meno rabbia, confusione e paura».

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