Gazzetta di Modena

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Forestali scomparsi Chi non è “fuggito” ora è un carabiniere

di Alberto Setti
Forestali scomparsi Chi non è “fuggito” ora è un carabiniere

Da gennaio riforma anche a Modena. Tolte le insegne Restano - per ora - le caserme e le storiche divise verdi

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«Carabinieri forestali di Modena». Sono passati cinque giorni dall’avvento di una delle riforme più discusse dell’era Renzi, l’abolizione dello storico Corpo forestale dello Stato.

Ma al telefono, alla gente che li chiama, nella sede del comando di via Matteotti, già sanno come rispondere, presentandosi.

Da carabinieri. Già, perchè la maggior parte dei forestali in servizio a Modena e provincia- erano una quarantina - dal primo gennaio sono stati inquadrati nell’Arma. Una militarizzazione che lo scorso anno ha innescato parecchie polemiche, sia per le competenze, sia per l’indipendenza che andava perduta. Timori, rafforzati dalle recenti notizie sull’inchiesta che ha coinvolto i vertici stessi dell’Arma italiana. Una manna, per alcuni, anche per quanti non hanno mai compreso che l’accorpamento riguarda il Corpo Forestale dello Stato, e non le migliaia di “forestali” (operai e guardie) delle regioni a statuto speciale, al centro di chiacchiere e scandali su assunzioni, effettivi e ruoli nella tutela del patrimonio boschivo. Quelli non si toccano...

Ma tant’è. La militarizzazione è già iniziata: le classiche auto verdi e bianche della Forestale mantengono per ora lo stesso colore (costerebbe tinteggiarle), ma cambieranno le insegne (“carabinieri”) e le targhe (Cc).

Cambiano anche le divise di ufficio, mentre le famose tute mimetiche verdi resteranno. Anche perchè, visto che si parla di risparmi, sarebbe stato un controsenso mandarle subito al macero, e farne fare, per tutta Italia, altre 8.000 nuove da assegnare ai “neo-accorpati” nell’Arma.

Militarizzazione vuol dire anche gradi e mostrine, che diventano quelli dei carabinieri: colonnello, tenente colonnello, maggiore,...

Da questa riforma anche a Modena qualcuno ha provato a ... scampare. Chiedendo la “mobilità” in altre pubbliche amministrazioni. C’è chi si è così trasferito a Firenze, chi in Calabria, occupando uno dei 500 posti liberi a livello nazionale.

Altri - in Regione - sono stati spediti nei vigili del fuoco, per le competenze sul tema. Altri invece, con esperienza in tema di ordine pubblico, sono passati alla polizia (che non è militarizzata). Uno era in servizio a Modena.

Tutti i rimanenti, poco più di trenta, sono divenuti carabinieri. E, dopo le proteste di quest’ultimo anno, almeno per ora conserveranno funzioni e sedi che già avevano.

In piazza Matteotti, nel comando provinciale “ex Corpo Forestale dello Stato”, l’insegna esterna è già scomparsa. E nel palazzo, all’interno, campeggia l’insegna ovale “carabinieri”.

Così dicasi dei vari distaccamenti: a Zocca, a Sestola, a Montefiorino, a Pievepelago, a Pavullo, Fiorano e Mirandola.

Uffici indipendenti che per il momento resteranno, ma alla prossima occasione - che prima o poi capiterà - saranno inevitabilmente chiusi. Il “Gruppo Carabinieri Forestali” conserva anche un minimo di autonomia operativa sui temi tradizionali, dagli incendi, agli animali, alla tutela dell’ambiente e del territorio, agli abusi edilizi. Tutti temi con storie importanti, anche a Modena. Dove basta solo pensare alle mafie di Serramazzoni e agli sventramenti del crinale, agli chalet abusivi dell’Appennino, agli amianti della Bassa, ai chioschi e alle altre vocazioni abuso-cementizie di Modena. O i traffici di rifiuti tra Modena e Formigine (Bettelli ed Hera-Akron...) o ancore le furberie geminiane nello smaltimento degli spurghi. Persino l’inchiesta sull’alluvione di Bastiglia e Bomporto o quelle sui fanghi ceramici interrati a Sassuolo. Considerate però le verticistiche e militaresche regole dell’Arma, anche questa autonomia è destinata giocoforza a “sfumare”. La storia dirà quando e quanto.

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