«Rubata la sagoma che ricorda mio figlio»
La mamma di Matteo Testoni, il 15enne travolto e ucciso in viale Italia: «Atto ignobile e inaccettabile»
C’era una sagoma, lungo viale Italia, collocata per non dimenticare una giovanissima vita spezzata in un incidente stradale, un simbolo per fare riflettere, per prevenire, perchè si corra meno in quel tratto da sempre considerato pericoloso. Ora quella sagoma è sparita, qualcuno l’ha portata via.
Ileana Tonelli, la mamma di Matteo testoni, il 15enne che rimase ucciso nell’aprile del 2105 travolto da una moto, scrive: «Su mia richiesta e alla presenza del sindaco è stata messa una sagoma in memoria del mio Matteo per invitare alla prudenza e sensibilizzare i ragazzi che passano in quel tratto tutti i giorni per andare a scuola. Passando con mia figlia Martina per controllare che la pianta che ho messo davanti alla sagoma oltre ai mazzi di fiori messi nell'attraversamento pedonale di Viale Italia dove è stato investito mio figlio e in via Schiocchi dove è stato sbalzato il suo corpo senza vita ci fossero ancora ( visto che in passato sono stati rubati) e per vedere che non ci fossero cartacce come spesso accade, ho scoperto che la sagoma in memoria di mio figlio è stata rubata. Ritengo questo gesto veramente ignobile, violento e inaccettabile e credo che si tratti di un atto di vendetta nei miei confronti». Nel settembre del 2105 la mamma chiese pubblicamente, per la sicurezza di tutti, che in viale Italia «venissero fatti dei controlli della velocità dalla polizia municipale e che il Comune prendesse dei provvedimenti per quel tratto di strada che è un circuito cittadino. Ricordo che alcune persone avevano commentato negativamente l'annunciata campagna di controlli sulla velocità nelle strade cittadine. Non credo si tratti di un atto di vandalismo che sarebbe comunque inaccettabile. La sagoma aveva una semplice scritta “Che non succedda mai piuù” e l'ho voluta fare mettere con l'unico scopo di salvare altre vite e di rispettare semplicemente i limiti stradali e quindi conseguentemente la vita propria e altrui, volevo che la morte di Matteo non fosse stata inutile ma a quanto pare a qualcuno non fa piacere che io mi batta per fare rispettare i limiti di velocità» «Vorrei ricordare che nella vita corriamo tanto - conclude - ma il punto di arrivo per tutti noi e' quello dove adesso riposa il mio Matteo quindi pensiamoci bene! La gente non sa quanto per un genitore, sorella, nonni, zii, amici, compagni e tutte le persone che lo conoscevano e gli volevano bene sia difficile andare avanti; ricordatevi che la velocita' e' la causa della morte del mio Matteo».
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