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Banche al servizio degli usurai Il patto rotto dopo una denuncia

Banche al servizio degli usurai Il patto rotto dopo una denuncia

La ricostruzione delle attività di Rocco Ambrisi e Adamo Bonini che “premiavano i direttori fedeli” E quando l’idillio finisce partono le minacce ai dipendenti: «Qua non sanno se arrivano a casa...»

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Amici, soci in affari e con una spiccata capacità di mettere pressione alle banche con cui lavoravano anche con atteggiamenti estremi, sfociati anche in una denuncia. Rocco Ambrisi e Adamo Bonini avevano un feeling particolare con gli istituti di credito del territorio, dove entravano in ogni momento, chiedendo udienza. Atteggiamenti che andavano oltre a quelli del normale cliente, tant’è vero che gli investigatori dell’inchiesta “Intoccabili” parlano di “stretti rapporti con direttori di banca compiacenti (rabboniti con regali di ogni genere e tipo)”. In particolare Adamo Bonini aveva la capacità di movimentare ingenti somme, anche 50mila euro alla volta, un elemento non adeguato, riflettono sempre gli inquirenti, al suo ruolo di imprenditore del settore ristorazione. Ma a svelare l’atteggiamento della coppia di amici, che a breve finiranno a giudizio per usura e minacce, è un funzionario di un istituto di credito del posto, forse impaurito dagli atteggiamenti di Bonini, che dopo aver ricevuto una lettera di revoca unilaterale del rapporto economico, si sfoga dicendo “qua devono stare attenti perché sanno quando partono per andare a casa, ma non sanno se arrivano”. Minacce pesanti, ma che danno la sensazione del potere acquisito dai due sodali. Un loro ritratto lo fornisce un’altra vittima di usura che alla Polizia parla così di Bonini: “ per quanto ne so io è una persona molto potente ed influente, ed è un soggetto molto furbo e scaltro che ha molti rapporti anche con soggetti delle forze dell’ordine (se ne parlerà prossimamente, ndr), tanto che più volte ho pensato che un soggetto così fosse da denunciare, ma abbiamo sempre avuto paura a farlo proprio perché, a causa delle sue conoscenze, lo scoprirebbe subito».

Sassuolo e tutto il circondario è di fatto ai piedi di Ambrisi e Bonini: sono protagonisti di almeno cinque episodi di usura documentati da Polizia di Stato e Guardia di Finanza, che per accertare effettivamente il loro ruolo di strozzini inscenano anche una finta perquisizione ad una vittima, trovata in possesso di un’agenda in cui annota i soldi riconsegnati a Bonini. E l’imprenditore, subito avvertito, cerca di indicare una versione comune (“Uhm…vabbè…qual è il problema…ti ho dato la cucina della pizzeria…del bar…”). Più problemi, invece, li solleva un’altra agenda, trovata allo stesso Bonini in cui sono annotati importi e saldi dei soldi prestati - talvolta si fa anche garante in banca di alcuni prestiti, necessari a terzi per aprire attività commerciali - e che, stando all’accusa, sono la testimonianza dell’attività a tasso d’usura. Come dimostrerebbero gli assegni trovati durante una maxi perquisizione avvenuta a luglio 2014 in cui le forze dell’ordine decidono di sparigliare le carte, portando alla luce del sole la loro inchiesta, che dura da tempo.

Francesco Dondi

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