Modena, un tesoro a sorpresa spunta tra ricordi di famiglia
Pensionato modenese grazie alla colf recupera un buono postale da un milione di lire, ne incasserà il quadruplo. È un foglio con il timbro della Repubblica e una dicitura particolare: “buono postale fruttifero”. Ancora più interessanti le tre lettere indicate sotto: “lire un milione”, è intestato a nonno e a lui, all'epoca un bambino
MODENA. Scopre un buono da un milione di lire: potrà incassare quattro volte tanto il valore in euro. Sembra una storia d’altri tempi, ed invece è reale e si tratta dell’avventura (in attesa di lieto fine) occorsa a Salvatore M., pensionato modenese di 75 anni. La “colpevole”, come accade nei romanzi gialli, è la collaboratrice domestica.
Il 18 novembre scorso la donna stava sistemando alcuni ricordi di famiglia quando ha trovato un documento datato 1986. È un foglio con il timbro della Repubblica e una dicitura particolare: “buono postale fruttifero”. Ancora più interessanti le tre lettere indicate sotto: “lire un milione”. Due i beneficiari: il nonno paterno Massimo e lo stesso Salvatore.
Il buono era stato emesso in Sicilia, nella provincia di Messina. Il primo, classe 1881, era originario proprio del Messinese. Il secondo, nato nel 1943, s’era trasferito a Catania prima di arrivare nella nostra città, in cui ha lavorato come impiegato. Il nonno è scomparso nel 1987, l’anno dopo la sottoscrizione del buono. Il nipote è rimasto l’unico beneficiario.
A che somma ha diritto? È andato alle Poste per scoprirlo. Presso l’ufficio postale gli è stato offerto un rimborso di 9.947,21 euro. Cifra niente male, ma il meglio doveva ancora venire.
L’uomo s’è rivolto allo studio legale De Angelis. Gli associati capitolini hanno seguito con successo altre vicende analoghe a livello nazionale. Si sono rivolti a un commercialista per contabilizzare il buono, attualizzando il valore alla metà del novembre scorso. Ebbene, il valore calcolato (21.210 euro) è di oltre due volte superiore di quanto proposto dalle Poste.
C’è un’altra questione aperta: la prescrizione dei buoni stessi. Il 31 dicembre scorso sono scaduti i buoni fruttiferi di durata trentennale emessi dal primo luglio 1986 al 31 dicembre dello stesso anno (serie Q-P). Essi possono portare rendimenti diversi alla cifra originaria fino al ventesimo anno di vita. Dallo studio legale hanno informato che non sono prescritti, in quanto va aggiunta la prescrizione ordinaria (cioè dieci anni) al termine per il rimborso.
Inoltre, i dieci anni bonus iniziano a decorrere da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto. Cosa accadrà dunque? «Il risparmiatore ha diritto di prendere la parte di rimborso alle Poste - ha risposto il ragioniere Giovanni Pallotta, associato allo studio guidato dall’avvocato Annalisa De Angelis - e chiedere al Tribunale il resto. La richiesta è già avviata, probabilmente il provvedimento arriverà intorno alla fine di febbraio.
Con un decreto ingiuntivo si chiede l’accesso agli atti, senza bisogno dell’intervento di testimoni». Dallo studio capitolino hanno offerto un consiglio per casi analoghi: specificare nella liberatoria che «l’importo viene riscosso con espressa riserva di una verifica che lo stesso sia correttamente liquidato e dunque a titolo di acconto sulla maggior somma che si ritiene dovuta».
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