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Pare Romano Volpari: A San Pancrazio quell’ultimo francescano tra animali e benedizioni

di Saverio Cioce
Pare Romano Volpari: A San Pancrazio quell’ultimo francescano tra animali e benedizioni

Padre Romano Volpari racconta la sua attività come religioso impegnato nell’aiuto agli immigrati. «Ho sempre aiutato i più poveri in nome della fede»

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MODENA. «Ho ormai raggiunto la bella età di 73 anni e conterei di vivere ancora a lungo, ma oggi sento il desiderio di raccontare un pò della mia vita, al fine di lasciare ai posteri un ricordo di me. Forse è necessario fare un punto. Ho sempre meno memoria e la cosa mi preoccupa non poco».

Inizia così, con una confessione indulgente, il libro autobiografico di padre Romano Volpari, vulcanico francescano dell’Ordine dei Frati Minori, attualmente parroco di S.Pancrazio con la cura di poco più di duecento anime, in maggior parte anziani. Nel suo racconto c’è tutto, dall’infanzia alla prima adolescenza con i genitori poverissimi nella Modena del ’56 («Trovammo posto in un garage, dovevamo usare il piano della macchina da cucire per sederci a tavola») ai primi passi verso una vocazione faticosa.

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Nonostante lo zio frate e i primi passi in convento a Bologna, all’adolescente in crescita stavano strette le regole. Poi arrivò il noviziato a Villa Verucchio, il seminario, i voti e gli esordi a Ravenna tra i portuali, dove rimase tredici anni e dove sviluppo una passione travolgente nella vicina Faenza per la lavorazione della creta e della ceramica. Oggi le sue centinaia di opere fanno bella mostra in edifici sacri ma anche in tante abitazioni private. E poi gli incarichi a Modena, dalla parrocchia della Cittadella, al giornale Fraternità Cristiana («Fu il primo registrato a Modena appena finita la guerra») a quello di Cappellano della Polizia: per un frate che non noascondeva agli uomini in divisa di ospitare i clandestini fu un bel salto.

Ma nella frazione a nord di Modena, nella zona delle Quattro Ville, padre Romano è arrivato nove anni fa ed è riuscito a portare con sè una variopinta corte dei miracoli, dove ha ricreato quella contagiosa collaborazione tra volontari e immigrati stranieri che lo ha sempre contraddistinto.

Nato a Faeto, una piccola frazione su una collina a poca distanza da Serramazzoni, padre Romano è molto conosciuto dal popolo di chi campa alla giornata, cercando di trovare un pasto caldo al giorno piuttosto che un letto e un tetto. È arrivato nella sede attuale dopo essere stato sfrattato dal santuario del Murazzo, vicino a S.Cataldo. Lì, come ammette candidamente lui stesso, aveva allestito nel cortile dell’ex convento una sorta di baraccopoli dove avevano trovato rifugio un centinaio di persone.

«Li ho aiutati, tutto qui - spiega lui stesso - Ma che altro potevo fare di fronte a persone, magari con bimbi piccoli, che vivevano nel bisogno e nell’indigenza? Se avessi dovuto sempre rispettare tutte le regole non sarei riuscito a realizzare nulla». Involontariamente, con una pignoleria quasi notarile, padre Romano ripercorre tutti gli strappi alle regole che ha compiuto in maniera deliberata. Ma il suo conservatorismo politico lo ha portato molte volte sulle sponde della terra nemica, pur di ottenere aiuti per le sue opere parrocchiali.

Contro tutto e contro tutti.

Così ad esempio richiama le grigliate domenicali nella sua comunità con il sindaco («Ha imparato a conoscermi e a essere tollerante verso i miei abusi edilizi, piccole cose del resto») oppure l’ostilità che accompagnò le sue prime aperture nei confronti di tunisini e marocchini. E qui si apre una delle pagine più dolorose della sua vita perchè dal 1984, tra sbandati, clandestini e immigrati volenterosi, padre Romano rimase senza fiato quando il più laborioso dei musulmani che lo seguivano in ogni iniziativa cominciò ad aiutarlo e ad affiancarlo in parrocchia, sino al momento della conversione.

Toufik, questo il suo nome, diventò di famiglia e per la parrocchia un punto di riferimento. Ma un incidente in macchina lo portò via per sempre.

«Non ce la facevo a perdonare Dio per questo e ancora adesso faccio fatica» ammette a un certo punto. Ma la fede per lui resta un punto fermo che emerge riga dopo riga, anche se filtrata da un francescano unico nel suo genere.

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