Gazzetta di Modena

Modena

Vittima eccellente, killer sempre nell’ombra

Sette colpi di pistola, il medico ateso nel parcheggio. Il dottore era accusato di essere abortista

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Sette colpi sparati in rapida successione nel buio di una sera d’inverno da una pistola calibro 45. Un cadavere eccellente e indagini impantanate quasi subito dalla mancanza d’indizi pesanti. Molti nemici nell’ambito professionale per le sue scelte di politica sanitaria a fronte di un’onestà cristallina della vittima, Nessuna ipotesi neanche remota di una pista passionale.

Sono questi gli elementi che si presentarono subito davanti agli investigatori, coordinati dal giudice Albino Ambrosio, in un labirinto di ipotesi plausibili ma che non trovarono mai la prova decisiva.

Furono sequestrate anche un migliaio di cartelle cliniche per capire se tra i pazienti, i mariti o i fidanzati delle donne ricoverate, potessero esserci i presupposti per una vendetta.

Si parlò anche di un silenziatore, si cercarono comparazioni con i periti di balistica ma la verità resto sempre sfocata.

Solo la dinamica era chiara e non casualmente le indagini si indirizzarono verso la pista del killer, avvero dell’assassinio su commissione. Nella furiosa contrapposizione ideologica dell’epoca, quando la legge sull’aborto era appena stata approvata e un referendum era in vista per cancellarla, il dottor Montanari venne etichettato come abortista. Gli ascensori usati da medici e infermieri erano tappezzati di insulti contro di lui definito “novello Erode”.

La colpa? Secondo i suoi oppositori non applicava in maniera ostruzionistica la legge come facevano altri colleghi che in giro per l’Italia giocavano la carta dell’obiezione di coscienza per bloccare l’intero reparto. Perciò lui era un assassino di innocenti. L’ipotesi di un killer mafioso, collegato all’eventuale silenziatore rimase nel limbo e finì in nulla. Una pistola fu sequestrata e rimase tra i reperti del tribunale. Furono sentiti tutti, anche uno specializzando entrato dal cornicione nel suo studio per falsificare i voti: questa la versione ufficiale.

Restano oggi i dettagli dell’omicidio. I cinque colpi sparati di fianco alla vettura, un Maggiolino Volkswagen con il cambio automatico che si avviò quando il medico perse il controllo della vettura. Per un’ atroce beffa del destino nessuno dei primi cinque colpi fu mortale. Lo fu, come specificò il medico legale, il sesto sparato da dietro quando la macchina era in movimento. Il proiettile d’acciaio rimbalzò tre volte nell’abitacolo e nella scapola prima di uccidere il ginecologo. (s.c.)

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