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L’estorsione corre sul web Paga per riavere l’archivio

di Serena Arbizzi
L’estorsione corre sul web Paga per riavere l’archivio

Azienda tessile vittima di un hacker che blocca i computer e “sequestra” i dati L’imprenditrice paga poi chiama i carabinieri che scoprono l’autore del raggiro

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Ha minacciato di cancellare, attraverso un virus informatico, tutti i dati registrati sui computer dell’azienda, se non avesse pagato 500 euro, accreditandoli sul conto corrente. Lei, imprenditrice con ditta nella zona industriale a ovest di Carpi, specializzata in particolare nella produzione di maglieria, si è vista costretta a cedere alla richiesta, per evitare che un enorme patrimonio informatico, vitale per la sua azienda, andasse perduto. Ma subito dopo avere pagato la somma di 500 euro, ha allertato i carabinieri che, attraverso un sofisticato sistema d’indagine sono riusciti a risalire all’estorsore.

È finito nei guai un 42enne, originario del Canada ma residente a Frosinone che lo scorso novembre ha architettato una vera e propria estorsione ai danni dell’imprenditrice carpigiana. L’uomo ha inviato un virus nei computer all’interno dell’azienda, un Crypto Locker, ossia un programma che riesce a bloccare e cancellare tutto quanto è stato registrato dai pc. I dipendenti si sono accorti dell’esistenza del virus perché, una mattina, al momento dell’accensione dei computer hanno visto comparire sul monitor una scritta che avvisava che se entro mezzogiorno la titolare non avesse pagato la somma richiesta, tutti i dati sarebbero andati in fumo.

L’imprenditrice ha versato i 500 euro sul conto corrente del 42enne, data la minaccia fondata di vedere dissolto tutto quanto memorizzato sui computer. La donna, una volta effettuato l’accredito com’era stato chiesto, ha avvisato immediatamente i militari e da quel momento sono state avviate indagini piuttosto complicate, viste la materia complessa.

I carabinieri sono risaliti al 42enne anche attraverso il codice Ip del computer, fra le varie procedure che sono state prese in esame nel corso dei numerosi approfondimenti effettuati da parte dei militari. In aggiunta, è stato possibile ricostruire il percorso con cui è stato inviato il virus anche attraverso la collaborazione del reparto indagini tecniche dei Ris che hanno analizzato i server dell’azienda di maglieria.

Nel momento in cui il 42enne è stato identificato come l’autore dell’estorsione, è stato riscontrato che aveva precedenti specifici per lo stesso reato. Inoltre, sempre il frusinate gestiva un sito internet, www.postebit.it, che vende moneta virtuale: si tratta di una forma di pagamento alternativo che ha preso piede in Rete e consente di effettuare varie forme di scambio in modo molto veloce, con alcuni clic. L’uomo è stato denunciato alla Procura distrettuale di Bologna, che si occupa delle frodi infomatiche, per estorsione e accesso abusivo a sistemi informatici. Il sito gestito dal 42enne, invece, è stato posto sotto sequestro.

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