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«Riaprire il caso è importante per i familiari»

La richiesta di riaprire le indagini è un atto d’amore verso una persona uccisa e rimasta senza giustizia. Questo è chiaro dal suo contenuto. Ma lo dicono esplicitamente anche gli amici della vittima....

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La richiesta di riaprire le indagini è un atto d’amore verso una persona uccisa e rimasta senza giustizia. Questo è chiaro dal suo contenuto. Ma lo dicono esplicitamente anche gli amici della vittima. Il professor Annibale Volpe, ad esempio, nominato primario a Ginecologia e ostetricia del Policlinico anni dopo l’amico Giorgio Montanari, gli è rimasto legato nel ricordo.

«Il nostro intento principale nel pubblicare la lettera era quello di ricordare Giorgio Montanari - dice il professor Volpe - perché già dopo due anni la sua figura era praticamente dimenticata, anche se non si è mai saputo chi ha commesso l’omicidio. Secondariamente, anche se difficile, è possibile che ci sia la possibilità di rivedere il caso per dare una soddisfazione alla famiglia e agli amici dato che, dopo anni di indagini e processi, è stato archiviato tutto». A rendere spinosa la vicenda del delitto Montanari ha contribuito il pesante silenzio calato sulla sua figura, accennato da Volpe, per una ragione precisa: il primario venne assassinato nei giorni roventi della Legge 194 sull’aborto. Anche il Policlinico era diviso: c’era chi riteneva quella legge giusta per le donne e chi la osteggiava in nome di valori cattolici. Montanari fu preso di mira da “corvi” che tappezzarono persino gli ascensori del Policlinico di manifesti pieni di accuse infamanti perché era abortista. Poi fu ucciso. Non esiste un collegamento tra i fatti e non è mai stato scoperto. Ma la sua morte non ha ucciso il ricordo dei colleghi e di chi condivideva le sue battaglie. Spiega la ginecologa Anna Grasso: «Montanari era un medico attentissimo alle donne, soprattutto alle partorienti. Ha sempre avuto una grande capacità di ascoltarle».

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