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Strage della Bolognina, il ricordo rischia di svanire

di Alberto Setti
Strage della Bolognina, il ricordo rischia di svanire

A Crevalcore l’omaggio ai 17 morti dell’incidente ferroviario di dodici anni fa Commemorazione con tante assenze ma le famiglie non vogliono dimenticare

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CREAVALCORE. Una cerimonia senza bandiere e gonfaloni, dedicata solo alla memoria delle 17 famiglie che vivono da 12 anni un dolore incolmabile. Si è svolta così, nel parco pubblico di Bolognina, di fianco alla piccola stazione tra Camposanto e Crevalcore, la commemorazione della strage dei treni del 7 gennaio 2005, nella quale hanno perso la vita, tra gli altri, l'assessore del Comune di Finale Donatello Zoboli, sua moglie Diana, sua cognata Claudia, la psicologa Anna Martini di San Martino, il prof Andrea Sancini del liceo di Mirandola e il giovane Daniel Burali, che era stato a Mirandola a trovare i nonni per le feste.

«Dopo 12 anni, la memoria di quella mattina resta indelebile - ha ricordato il sindaco di Crevalcore, Senatore Claudio Broglia, che all'epoca era vicesindaco - Molte delle famiglie hanno sempre deciso di vivere in modo privato questo dolore, e a loro abbiamo voluto che fosse dedicata questa cerimonia».

Come ogni anno, erano presenti rappresentanti delle Ferrovie dello stato, i cui vertici, si ricorderà, sono usciti indenni dal processo penale celebrato a Bologna. C’erano anche i rappresentanti istituzionali, la polizia municipale dell’Area Nord, l’associazione carabinieri, i sindaci di Camposanto Antonella Baldini, di San Felice Alberto Silvestri e il neosindaco di Finale, Sandro Palazzi.

La cerimonia è consistita di una messa celebrata nella terremotata Crevalcore e in un momento di preghiera, condotto dal parroco di San Felice, don Giorgio Palmieri, secondo un principio di rotazione che ogni anno coinvolge un sacerdote di una delle comunità colpite.

Ma mantenere la memoria di quella tragedia non sarà facile. Molti di quelli che l’hanno vissuta non ci sono più, molte istituzioni cominciano a disertare l’appuntamento. «A volte mi domando se abbia senso ancora essere qui - commenta Valeria Rimondi, sindaco all’epoca della tragedia - E mi rispondo di sì, perché ancora oggi siamo qui a verificare come le colpe di tragedie così grandi vengano fatte cadere sui deboli, nell’oblio. E come non si investa abbastanza su queste infrastrutture».

Il riferimento è alla analoga tragedia dell’estate scorsa ad Andria, con una trentina di morti nello scontro tra treni sul binario unico. «Siamo qui anche per quei morti - ha detto Nadia Zecchi, vedova di Mauro Bussolari, che 12 anni fa perse la vita sul treno passeggeri che alla Bolognina si scontrò con il merci, per un segnale rosso sfuggito nella nebbia - perché non era possibile allora che si lasciasse ogni responsabilità sul macchinista, e perché dopo 11 anni si è verificata, assurdamente, la stessa tragedia». Così, mentre i bimbi rimasti orfani allora oggi sono maggiorenni - e molti sono sempre presenti alla commemorazione - le famiglie si sono abbracciate. Ieri c’era il sole, a Bolognina, ma la tristezza è la stessa di allora.

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