«Al Policlinico ci fidavamo dello staff del dottor Sangiorgi»
Il dottor Farina : «Il direttore di Emodinamica era obbligato a chiedere permessi per tutto. Noi non indagavamo»
Caso Cardiologia: ieri al maxiprocesso è stato ascoltato un testimone importante per capire se il dottor Giuseppe Massimo Sangiorgi, ex direttore della Emodinamica, e i collaboratori che con lui hanno ripetuto di essere stati all’oscuro delle normative ospedaliere hanno dato una versione credibile. A parlare era infatti il responsabile del Policlinico di tutte le procedure per i permessi dei medici e anche per il denaro che transitava attorno a ogni attività professionale: il dottor Eugenio Farina era il coordinatore di questi uffici che controllano se le attività di un medico sono regolari o no.
Farina ha risposto che Sangiorgi aveva firmato un’esclusiva col Policlinico, accettando l’incarico di direttore della Emodinamica; quindi non poteva fare altro, neppure una visita “intra” o “extra moenia”. E per ogni attività anche esterna doveva chiedere un’autorizzazione.
Le sperimentazioni erano regolate in dettaglio da quanto stabilito dal Comitato etico. Anche quelle extra istituzionali e occasionali andavano segnalate, così come tutti gli incarichi concordati con terzi che non fossero l’ospedale. Ogni pagamento doveva essere fatturato direttamente alla direzione ospedaliera . L’azienda si tratteneva la somma. E nel caso in cui al professionista che avesse lavorato per terzi spettasse qualcosa, in ogni caso concordato, gli veniva pagata la quota scalando però il monte-ore mensile, dal momento che si trattava di attività non lavorative in senso contrattuale; quelle ore tolte venivano pagate dal privato.
Tra i regolamenti del Policlinico già in vigore dal 2008 - l’inchiesta riguarda il periodo 2009-12 - erano vietati i rapporti diretti con un cliente o uno sponsor. Quindi un medico non poteva trattare con una casa biomedicale o farmaceutica. E i prodotti dovevano passar per la farmacia ospedaliera, dopo l’autorizzazione. Detto questo, è possibile che Sangiorgi e altri medici del suo staff, come detto da loro stessi, fossero all’oscuro di queste norme che blindavano l’attività professionale al rispetto del contratto con l’ospedale? Per il responsabile del Policlinico la risposta è: no. Non è possibile perché in ogni occasione, soprattutto in ogni atto, documento ufficiale, nota interna ecc, la direzione generale già allora richiamava i punti specifici del regolamento che il destinatario medico - o addirittura un dirigente come Sangiorgi - doveva controllare. Se non li conosceva, doveva procurarsi gli atti. Soprattutto le autorizzazioni erano regolate da questi riferimenti che ponevano limiti.
L’avvocato Andrea Mattioli, per conto del Policlinico (parte civile), ha chiesto: e se avvenivano attività esterne non segnalate? La risposta: noi non indagavamo, ci fidavamo basandoci sulla buona fede e la correttezza dei medici.
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