Gazzetta di Modena

Modena

Cie, Evitare gli errori del passato

di Stefano Guidetti*

Il Comitato "Un fiore come un uomo", composto da varie associazioni modenesi che hanno a cuore la vita e la salute dei migranti esprime grande preoccupazione per le dichiarazioni del Presidente del...

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Il Comitato "Un fiore come un uomo", composto da varie associazioni modenesi che hanno a cuore la vita e la salute dei migranti esprime grande preoccupazione per le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro dell'Interno Marco Minniti sull'intenzione di aprire nuovi Centri di Identificazione e di Espulsione in ogni regione.

I Centri di identificazione ed espulsione (Cie) sono i luoghi in cui vengono trattenuti i cittadini stranieri irregolari in attesa di essere identificati ed espulsi. Non sono certo una novità, essendo stati creati in Italia con la legge Turco-Napolitano del 1998.

Attualmente i Cie attivi in Italia sono quattro, per una capienza totale di 359 posti: si trovano a Brindisi, Caltanissetta, Roma, Torino. Al 30 dicembre 2016 risultavano trattenute nei Cie italiani 288 persone.

L'esperienza dei Cie in Italia è disastrosa, in passato erano quindici, quasi tutti sono stai dismessi a causa di problemi legali, umanitari e di ordine pubblico.

I Cie in Italia sono costosissimi ed inefficenti.

Milioni di euro sono stati letteralmente sperperati nell'apertura di questi centri poi chiusi in poco tempo.

L'inefficienza è dovuta al semplice fatto che è difficile rimpatriare forzatamente i migranti, in quanto, oltre ai costi elevati, è necessario un accordo bilaterale con lo Stato di nazionalità del migrante, attualmente di questi accordi esistono solo con Egitto, Marocco, Nigeria e Tunisia.

Finiscono per essere espulsi solo i più poveri e ingenui, quelli che non possono permettersi di pagarsi un avvocato o non appartengono ad un rete criminale capace di approfittarsi delle numerose falle del sistema.

Solo la metà delle persone transitate nei Cie è stato poi espulso di fatto.

Per non parlare poi delle numerose denunce per trattamenti disumani, dell'alto numero dei suicidi in questi centri, dei numerosi incidenti mortali (nel dicembre del 1999 sei ragazzini rimasero uccisi in un incendio nel Cie di Trapani).

Costosissimi, inutili e disumani, efficaci solo per un numero limitatissimo di casi, questo ci dice la storia dei Cie in Italia.

Occorre quindi cambiare mentalità.

Le risorse devono essere impiegate in politiche di integrazione e di accoglienza. Dobbiamo pensare ai migranti come ad una risorsa preziosa per una società in cui nessuno vuole fare certi lavori, in cui i morti superano di gran lunga i nati, con intere aree spopolate (in Italia un comune su tre è a rischio di chiusura per mancanza di popolazione).

Occorre una legislazione che favorisca la migrazione regolare fin dall'inizio del "viaggio".

Ad oggi è praticamente impossibile per un africano entrare regolarmente in Europa, pagando il biglietto aereo ad una compagnia europea, perché è impossibile ottenere il visto di ingresso.

Nessun migrante pagherebbe una fortuna per salire su un fatiscente barcone stipato all'inverosimile, se avesse la possibilità di entrare legalmente in Europa.

Tutto il sistema è malato e produce irregolarità, clandestinità, oltre purtroppo a fame, disperazione e morti in mare.

Aprire nuovi Cie serve solo a sperperare preziose risorse per seguire una politica che ha fatto disastri, capace solo di dare un tornaconto elettorale al politico populista di turno.

*presidente

dell' Unione Giuristi

Cattolici Italiani di Modena

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