Modena, la Coop L’Angolo sfrattata: «Non fa accoglienza»
Modena Profughi, dure accuse da parte del vicario del vescovo sugli impegni non mantenuti: «Sovraffollamento, scarsa l’igiene e anche l’assistenza, pochi corsi di italiano»
MODENA Nel giorno in cui il Papa a Roma ordina di dare anche le auto del Vaticano come dormitorio di fortuna per riparare i clochard dal freddo, a Modena la Diocesi interviene energicamente per contestare l’accoglienza effettuata dalla Cooperativa L’Angolo al Santuario del Murazzo.
LE CONTESTAZIONI Una contestazione a tutto campo, pubblica, che mette in fila le promesse non mantenute, un affitto provvisorio che diventa definitivo sempre tirando in ballo un’emergenza continua, il mancato rispetto delle regole minime degli accordi sottoscritti tra Anci e Prefettura sui requisiti minimi di igiene e di accoglienza. Nell’ex struttura conventuale dei padri Cappuccini, come ha ricordato nel corso di una conferenza stampa il vicedirettore della Caritas diocesana, Federico Valenzano, l’ultima visita effettuata il 2 gennaio scorso ha evidenziato umidità ovunque, macchie di muffa, intonaci scrostati, servizi igienici chiusi, riscaldamento non funzionante e sostitutito da precarie stufette elettriche. E in questi giorni il freddo intenso costringe tutti, operatori e immigrati, a stare anche all’interno della struttura con i giacconi addosso e magari pure il berretto in testa. «È una situazione indecente, senza rispetto per la dignità delle persone» è stato detto senza mezzi termini.
Al suo fianco il vicario del vescovo, mons. Giuliano Gazzetti, annuiva vigorosamente, sottolineando con l’espressione accigliata un’indignazione che non è solo un fatto personale. La scelta del luogo e la pubblicità data al lungo elenco delle inadempienze della cooperativa Angolo, che a Modena gestisce quasi 200 immigrati sbarcati sulle coste italiane, non lasciano spazio a dubbi. La curia modenese è indignata per quello che sta succedendo a S.Cataldo e fa capire chiaramente che, dai riscontri effettuati, i gestori spendono, ma molto meno del necessario per mantenere le 53 persone in una struttura inizialmente concessa per accoglierne la metà. E che comunque continua ad avere gratuitamente l’ex convento. E che ne occupa gli spazi nonostante il periodo di concessione sia scaduto dai primi di ottobre.
I PROBLEMI Il sovraffollamento, il freddo e la carenza d’igiene non sono i soli problemi. «Le condizioni in cui versano i profughi sono indecenti - hanno sottolineato ieri in Curia - il rapporto tra operatori e persone accolte è fortemente sottodimensionato; il corso di italiano che dovrebbe essere svolto per dieci ore settimanali è in realtà ridotto a due; ci sono danni alla struttura e pure il rapporto tra educatori e ospiti è sottodimensionata rispetto agli accordi sottoscritti».
Poi, per chiarire il fatto che la pazienza è giunta al capolinea, mons. Gazzetti ha riepilogato lo stillicidio di impegni non mantenuti: «Il 15 settembre avrebbe dovuto concludersi l’emergenza del primo gruppo di profughi. Nel protocollo si stabiliva anche la sorveglianza costante da parte della cooperativa, pulizia e decoro, presidio socio-assistenziale e sanitario. La diocesi concedeva i locali gratuitamente, chiedendo solo il rimborso delle utenze e degli eventuali danni. Sin dall’inizio fu precisato che da ottobre 2016 il complesso sarebbe stato adeguato per accogliere donne straniere con bambini a carico. Invece il 10 settembre è stato ridefinito l’accordo e il 30, data di scadenza, è stata concessa una proroga per le difficoltà a reperire una nuova struttura. Il 5 ottobre la diocesi ha chiesto conto del mancato rispetto degli accordi. Il 2 novembre, durante un incontro tra i rappresentanti della diocesi e dell’Angolo, sono state ribadite le difficoltà: numero doppio di persone ospitate rispetto alla capienza, degrado dell’ambiente umano e materiale, imbarazzo di fronte ai padri Francescami, proprietari dell’immobile, che lo avevano concesso in comodato alla stessa diocesi».
Un crescendo di contestazioni puntuali in cui il messaggio è stato uno solo: «Per accogliere gli immigrati e ricevere i fondi statali non basta offrire una branda al freddo e qualche lezione d’italiano oltre che fornire un piatto di pasta».
Don Giuliano non ha posto, è vero, la domanda su come vengono spesi i 33 euro al giorno che vengono assegnati ai gestori per ogni persona ospitata al Murazzo, quasi 1600 euro al giorno, nè ha tirato in ballo i continui ricorsi a Porta Aperta, dal cibo al vestiario.
Ma la questione è stata costantemente sullo sfondo: «Non è in discussione l’accoglienza della Chiesa che ospita 200 persone ma quella specifica circostanza».
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