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«Non voleva uccidere Tondi»

«Non voleva uccidere Tondi»

I giudici del Riesame fanno cadere l’accusa più grave contro Daniele Albicini

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Per quanto gravissima, l’aggressione al dottor Stefano Tondi, il cardiologo colpito da soda caustica davanti alla sua casa di Vignola, non è stato un tentato omicidio. Non è possibile neanche ravvisare l’aggravante dei “futili motivi” indicata dalla Procura. Restano in piedi quindi le accuse, pur sempre importanti, di lesioni gravi per il medico e di lesioni per il figlio Michele, colpito dalla soda mentre cercava di difendere il padre e scacciare l’aggressore. Queste le motivazioni che hanno spinto i giudici del Tribunale del Riesame di Bologna a mantenere per Daniele Albicini la misura di custodia cautelare in carcere, come chiesto dal pm Enrico Stefano e dal procuratore capo Lucia Musti, anziché ai domiciliari nella sua casa di Costrignano, come chiesto dai difensori. L’avvocato Silvia Silvestri, che con Vittorio Rossi difende Albicini, ora annuncia che ricorrerà in Cassazione per ottenere la revoca di tutte le misure cautelari per Albincini: «Nei suoi confronti non sussiste nessun pericolo che reiteri il reato. Non è pericoloso e lo dice anche la sua storia personale che andrà valutata dai giudici».

Nella fattispecie, le motivazioni del Riesame spiegano che non ci sono elementi che portino a ritenere che l’aggressore di Tondi abbia usato il bastone. La pistola di plastica da spiaggia, invece, è stata utilizzata come arma per sparare la soda caustica e colpire il medico, ma non per ucciderlo. Secondo il riesame lo indicano due elementi: l’arma in sé e la dinamica dell’inseguimento per colpire la vittima degli spruzzi che lo avrebbero sfigurato e accecato (per fortuna temporaneamente).

La parola ora passa alla Procura che però non ha commentato.

Carlo Gregori

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