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TRE DIRIGENTI IMPUTATI: il processo non È mai iniziato

Cie: prescrizione in vista per frode da due milioni

Cie: prescrizione in vista per frode da due milioni

Caso Cie: ieri mattina, per un inghippo burocratico, è slittata ancora una volta l’udienza del processo ai tre dirigenti del consorzio siciliano L’Oasi, imputati per aver frodato lo Stato per l’import...

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Caso Cie: ieri mattina, per un inghippo burocratico, è slittata ancora una volta l’udienza del processo ai tre dirigenti del consorzio siciliano L’Oasi, imputati per aver frodato lo Stato per l’importo assegnato di quasi due milioni di euro sulle forniture ai cosiddetti “ospiti” (immigrati clandestini). Incredibilmente, la causa - su un reato commesso cinque anni fa - deve ancora iniziare e si intravvede già la prescrizione. Se così fosse, i tre imputati - a meno che rinuncino alla prescrizione, fatto che accade con estrema rarità nei tribunali - non dovrebbero neppure rispondere delle frodi contestate dalla Procura. Il caso venne alla luce nel 2012 dopo che il pm Marco Niccolini aveva avviato con la guardia di finanza una serie di controlli sull’operato e la contabilità del consorzio L’Oasi, gestore siciliano scelto dall’allora prefetto Benedetto Basile. Gli accertamenti contabili erano conseguenti a una perquisizione fatta nella struttura: L’Oasi subentrò con un appalto a bassissimo costo per lo Stato dopo quello gestito per anni dalla Misericordia di Daniele Giovanardi e non mancarono da subito lamentele e segnalazioni. La magistratura dovette interessarsi non solo alle gravi inadempienze al capitolato d’appalto ma anche di altri aspetti preoccupanti per quanto accadeva al Cie coi nuovi gestori, come situazioni igieniche pesanti. Ma alla fine solo l’inchiesta sulla frode è arrivata a conclusione. Da allora è nata un’agonia burocratico-giudiziaria tanto incredibile quanto inspiegabile. Nel maggio 2015 l’udienza preliminare è finalmente arrivata al rinvio a giudizio di tre responsabili: l'ex direttore Marco Bianca, l'avvocato siracusano Emanuele Midolo e il collega Ettore Mazzi. Parte civile è l’Asgi (Associazione studi giudici per l’immigrazione), assistita dall’avvocato Giampaolo Ronsisvalle. Il fascicolo è stato assegnato al giudice Manuela Cortelloni, prima udienza: 24 maggio 2016. Ma la Cortelloni ha ottenuto il trasferimento al tribunale civile e nel giugno scorso la causa è stata assegnata a un giudice onorario. Che però non può giudicare reati importanti come questo. Infatti ieri il giudice onorario ha annunciato di non essere idoneo a trattare la causa. Quindi ha fissato al 12 settembre la prossima udienza. E questo giudice ancora ignoto, a sua volta, dovrà solo smistare il processo ad altra data. Che quindi sarà assegnato, nel caso più favorevole, agli ultimi mesi del 2017, altrimenti passerà al 2018. Non solo: dovrà decidere quali trascrizione ordinare tra le intercettazioni telefoniche. A quel punto resteranno due anni e mezzo per concludere un processo ancora da iniziare (più eventuali ricorsi), anche se si tiene conto del recupero di un rinvio dovuto a uno sciopero di avvocati. È possibile che una causa importante come questa finisca in niente e che L’Oasi non debba rispondere di accuse così gravi?

Carlo Gregori

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