Modena, vittima di un usuraio racconta il suo incubo: «Mi prestò 60mila euro Gliene ho ridati 395mila»
Il racconto ai giudici di un costruttore edile rovinato che accusa l’amico di usura La spirale senza fine dei pagamenti e poi l’incendio del magazzino e di un camion
MODENA. «Lo consideravo un fratello, uscivamo insieme a divertirci. Mi ha bruciato, bruciando il mio magazzino e il furgone. Ha bruciato tutta la mia vita e quella dei miei cari». Ieri mattina ha concluso così il suo drammatico racconto un piccolissimo costruttore edile modenese, poi fallito, finito in mano a un usuraio e a sua moglie. L’imputato per usura, E.F., 56enne di origini campane residente a Modena città, difeso dall’avvocato Luca Brezigar, è stato accusato dalla sua vittima di aver riscosso l’incredibile somma di sei volte e mezzo un prestito dato in “amicizia”. Da 60mila euro a quasi 400mila. Finché ormai rovinato, ha denunciato l’accaduto alle “fiamme gialle” che hanno indagato coordinate dal pm Pasquale Mazzei.
La vittima ha raccontato ai giudici del Primo Collegio del Tribunale una storia impressionante durata quattro anni. Nel 2004 l’“amico” gli propone di mettersi in un affare con un modenese che vuole restaurare una villetta a Nonantola. Siccome la vittima si sta espandendo negli affari - siamo in piena bolla speculativa immobiliare - l’altro gli offre un prestito di 60mila euro per avviare il cantiere. «Mi raccontò - ha detto ai giudici - che aveva preso i soldi da due fratelli di Maranello e che non poteva dirmi altro. Mi chiese un interesse del 10% al mese più un 2% di commissioni». Commissioni?, gli chiede sorpreso il presidente del Collegio. «Sì, prendeva una commissione fissa del 2% per il suo servizio».
Dal mese successivo il mini-costruttore ha iniziato a onorare il debito, senza rendersi conto che stava per cadere in un imbuto di debiti. Infatti, le richieste dell’“amico” si fanno sempre più insistenti man mano che paga. Deve lasciargli assegni firmati e girati in bianco. Porta i contanti alle 6 di mattina alla tabaccheria della moglie a Modena e glieli consegna sul retro. Gira i soldi anche all’altra figura coinvolta - ma mai entrata nell’indagine - il committente dei lavori, che parrebbe aver chiesto anche lui soldi “a strozzo”. Il calcolo è impressionante: tra assegni e contante, il costruttore poi fallito ha detto di aver dato nel 2004 25mila euro, nel 2005 35mila euro, nel 2006 144 mila euro, nel 2007 sempre 144mila euro, e nel 2008 per i primi quattro mesi 48mila euro. In tutto 395mila euro. Il 650% circa del denaro prestato. Ma è finita così solo perché è scattata la denuncia. Siccome la vittima ha garantito più volte di non essere un giocatore d’azzardo, l’avvocato Luca Brezigar ha chiesto a ragione come mai avesse continuato a pagare una somma talmente alta una volta esaurita quella già esosa del debito, ma la vittima non ha dato una risposta precisa, anche perché emozionato. Se questa questione è rimasta aperta, dal suo racconto sono emersi altri elementi inquietanti sul sottobosco usurario in giacca e cravatta. Ha raccontato, ad esempio, di essersi rivolto tramite l’ “amico”, a una società di finanziamenti di San Marino che, a Bologna gli ha fatto firmare due prestiti da 50mila euro per rifinanziare la restituzione “a strozzo”. In realtà per ognuno dei due prestiti ha ricevuto solo 36mila euro: 10mila restavano di cauzione e il resto erano commissioni spartite tra l’agente e il suo capo. E quando ormai era ridotto alla disperazione, e sua moglie aveva ipotecato la casa, sono avvenuti i fatti più truci. Nottetempo è stato incendiato il suo magazzino attrezzi edili e poi il suo furgone presso una villetta di Lesignana che stava restaurando. Prossima udienza il 13 giugno
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