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Mirandola, perquisizioni per i finti matrimoni

Mirandola, perquisizioni per i finti matrimoni

Nozze combinate tra magrebini e donne italiane in difficoltà: 15 arresti a Savona I carabinieri in Via Verdi a caccia di un “testimone”, ma lui si è già dileguato

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MIRANDOLA. I carabinieri di Savona, con l’aiuto di quelli di Mirandola, hanno perquisito ieri una abitazione di via Verdi, in pieno centro. Motivo: rintracciare uno dei finti testimoni delle “Nozze d’oro”, come è stata soprannominata l’inchiesta della Procura di Savona, che ha spedito in carcere 5 persone, ai domiciliari altre 10 e sul registro degli indagati ulteriori 13.

Sono tutti accusati, a vario titolo e in concorso, di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e falso per induzione gli indagati nell'operazione condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri di Savona. La banda era in grado di organizzare finti matrimoni per ottenere ricongiungimenti familiari e quindi permessi di soggiorno permanenti in Italia.

A tradire la banda l’onesta di una delle ragazze che venivano contattate dal gruppo: in cambio di 5.000 euro o giù di lì, avrebbero dovuto sposare un magrebino, che così si sarebbbe regiolarizzato in Italia, aprendo la strada al suo parentado. Con grande senso civico, questa donna ha rifiutato la proposta.

In carcere sono finiti i cinque organizzatori, tra cui 4 magrebini: Said Assouli, 46 anni, Hamid Tarik (36), Hatim Elasraoui (35) Kadijia Nasser (48) titolare di un'agenzia di viaggi di Albenga sequestrata e collaboratrice della Procura come interprete. Con loro l’italiano Luigi Accattatis, 51 anni che oltre a far parte dell’ organizzazione ha anche svolto il ruolo di sposo per una donna marocchina.

Le altre “spose”, nove italiane e una polacca cittadina italiana, tutte tra i 20 e i 47 anni, sono ai domiciliari. Tredici invece le persone indagate a piede libero, per lo più gli sposi, acusati a loro volta di falso.

A tradire del tutto la banda è stata una “svista”: una donna ha presentato in Comune a Savona una prima pubblicazione nella quale risultava intenzionata a sposare uno straniero e due giorni dopo ne ha presentata una nuova con il nome di un altro uomo. Da lì nata l'operazione conclusa ieri con un blitz in alcuni Comuni della provincia savonese e a Varese, Casale Monferrato e Mirandola. Alle 6 i carabinieri erano già al lavoro, ma nella abitazione dove dove risultare residente un 35enne marocchino usato come testimone delle nozze farlocche c’era un’altra famiglia di marocchini.

«Ci ha chiesto di avere la residenza qui da noi - hanno detto ai carabinieri di Savona - Ma era solo un favore, in realtà viene ogni tanto, sono settimane che non c’è...».

Insomma, un’altra residenza fittizia, che ha reso superflua la perquisizione, per cercare elementi utili all’inchiesta. (ase)

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