Controlli di vicinato, residenti in campo
Dopo gli incontri formativi ora l’obiettivo è creare una rete. Trucchi, difese, catene sul cellulare: parlano i nuovi “esperti”
Una rete sociale di protezione reciproca per sentirsi tutti più sicuri e dare del filo da torcere a ladri e truffatori. Controlli di vicinato: se la guerra delle forze dell’ordine è continua, i cittadini possono partecipare loro stessi alle varie battaglie quotidiane per non rimanere vittime della microcriminalità. È fondamentale però che chi scende il campo sia dotato di informazioni specifiche e che, soprattutto, ci sia una buona e diffusa organizzazione. Un’arma in più, un presidio del territorio invisibile e silenzioso, fatto di decine e decine di occhi, quelli dei residenti che si organizzano, si confrontano, scambiano informazioni e segnalazioni per poi informare le forze dell’ordine che qualcosa sta accadendo oppure si ha il sentore possa succedere.
Ma mentre nella nostra provincia, ovvero nel Carpigiano e neon territori della Bassa la macchina dei Controlli di vicinato è stata accesa prima, la scorsa primavera, e dopo goffi incontri informativi si sta già lavorando per formate i referenti dei vari gruppi sul territorio, in città siamo un po’ più indietro. Si sono svolti alcuni incontri, organizzati dall'amministrazione comunale (scuola di polizia della polizia municipale) a cui hanno partecipato agenti di polizia municipale e una ventina di persone, volontari, residenti di vari quartieri che, chi in associazioni, che nei Quartieri, svolge già un ruolo o è membro attivo nelle associazioni locali. Non addetti ai lavori cioè ma persone che partecipano già attivamente alla vita sociale del territorio.
Dopo questa infarinatura, questa prima immersione nello “spionaggio attivo” o nella “difesa partecipata” si dovrà passare infatti all’organizzazione vera e propria dei controlli di vicinato.
«Siamo in una fase embrionale. Adesso dobbiamo fare incontri, spiegare noi stessi alla gente del nostro quartiere in cosa consistono i controlli vicinato - dice Roberto Ricchetti, presidente del comitato anziani di Sant’Agnese-San Damaso - Dobbiamo incontrarci e confrontarci , e poi nomineremo un referente che raccolga le varie segnalazioni, tutti gli input da girare alle forze dell’ordine. Ma il fermento non manca. Ho partecipato all’incontro ed è stato davvero interessante e motivante. D’altra parte era una idea che già avevamo in quartiere e che avevamo espresso in occasione dell’incontro che abbiamo avuto con il questore sulla sicurezza nella nostra zona. L’importante è creare una rete di residenti basata sull’osservazione. Notare le auto che si aggirano , auto mai viste in zona, riconoscere le presenze sospette, la gente che si incontra nei condomini, tenere controllati i piani alti da dove iniziano sempre i ladri che entrano negli stabili. Insomma tutta una serie di accorgimenti utili. Qui in zona siamo già molti motivati e partecipativi. Devo ringraziare la polizia per l’ultima operazione contro lo spaccio di eroina fatta dalle nostre parti perché è stata, lasciatecelo dire, anche un nostro successo. il buon esito dell’operazione si deve anche alle nostre segnalazioni. Da qualche tempo infatti notavamo giri insoliti, vai vai di gente strana, si vedeva che c’era dello spaccio e abbiamo più volte riferito ciò che vedevamo alle forze dell'ordine. Per questo motivo hanno intensificato i controlli riuscendo così a scoprire il giro».
Residenti pronti ad entrare in azione e volontari che già partecipano attivamente ai controlli, sguinzagliati nelle zone “calde della città”.
Daniele Danelli, tenente in congedo presidente dell’Associazione nazionale carabinieri, che partecipa con il proprio “contingente” ai controlli del territorio: «Ho partecipato all’incontro formativo tenuto da Francesco Caccetta, luogotenente comandante di una stazione del Lazio e a capo di una associazione specifica sul controlli di vicinato. Ci ha insegnato a notare l’anomalia nella zona, ovvero la presenza del nuovo, presenze e comportamenti sospetti. Ci ha fatto meditare sul fatto che il ladro va dove trova terreno facile, non in strade dove trova luci, inferriate , sistemi di sicurezza evidenti. Scalano i tubi delle grondaie, arrivano ai balconcini? Allora perché non adornarli con il filo spinato? E ancora, la catena di messaggi tramite Whatsapp: se c’è un ladro in azione subito ovviamente scatta la segnalazione alla polizia, ma nel frattempo il ladro magari vestito con la felpa verde e un berretto rosso, può essere avvistato nella via di fianco da un altro residente e poi ancora da un altro in un altro luogo , vicino ad una auto. Insomma, si viene così a creare un flusso di informazioni che tracciano l’evento. E questo vale molto di più delle cosiddette passeggiate per le vie del quartiere. Quando c’è il passaggio, il ladro si nasconde e ppi, quando non c’è nessuno, torna in azione. Valgono molto di più gli occhi, il sistema invisibile di controllo fatto dai residenti, che comunicano fra loro e poi informano. anche perché in questo modo il controllo è costante».
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