Le storie di Modena raccontate dalla Famiglia Pavironica
Un’originale serie di incontri della Società del Sandrone per rivivere le epoche della città: domani si parte con Mutina
Un viaggio gratuito tra arte e dialetto attraverso diciannove secoli di Modena. Un percorso interattivo con quadri d’autore e la simpatica cultura della Famiglia Pavironica. Benvenuti ai pomeriggi de “Le stanze raccontano storie”. Le sale si trovano in municipio o “deinter e intoren a la Camuna”, come spiegato dalla Società del Sandrone.
Domani alle 16 si tornerà indietro all’epoca dei Romani. Era il 15 marzo del 44 avanti Cristo quando il dittatore perpetuo Giulio Cesare fu pugnalato a morte in Senato. Tra i congiurati Decimo Bruto, alleato di Ottaviano, figlio adottivo del generale ucciso e futuro imperatore. Nell’allora Mutina pose le tende il quartier generale Marco Antonio, console che osteggiò le Idi di Marzo e gli uccisori di Cesare.
I due schieramenti si scontrarono prima a Castelfranco (Forum Gallorum) e poi a Modena. Il 21 aprile del 43 la battaglia decisiva, dopo cui Mutina fu liberata dall’assedio di Antonio. Quasi sedici secoli dopo Nicolò Dell’Abate dipinse gli episodi raccolti nella Sala del Fuoco, la prima puntata nel viaggio indietro nel tempo. Era il 1546. «Un momento magico per Modena - ha esordito Gian Carlo Montanari, insegnante esperto di ricerca storica, cicerone nelle visite - perché si riscoprivano le bellezze classiche e i modenesi riscoprivano la loro romanità. Due anni dopo il duca Ercole II d’Este avviò un ampliamento edilizio delle mura». La casata estense ebbe varie alleanze e nel 1831 Francesco IV si fregiò del titolo d’Austria. Il 26 maggio di quell’anno l’arciduca fece impiccare Ciro Menotti e Vincenzo Borelli sugli spalti della Cittadella. I retroscena della congiuntura estense saranno ricordati sabato 21 alle 17 in Sala di Rappresentanza, sede dei dipinti di Adeodato Malatesta.
«Ci porteremo idealmente in piazza Roma o piazza degli Estensi - ha anticipato Montanari, tra qualche sketch con gli attori Pavironici - in cui c’è il monumento di Ciro Menotti». Un po’ più a sud, a Spezzano, ecco la villa in cui il patriota viveva con la moglie fioranese Francesca Moreali.
I fasti dell’epoca sono un ricordo. Pericolo di crollo, macerie, finestre e materassi abbandonati sono il presente emerso alla vigilia di Natale. Il terreno è in mano a un privato, il sindaco fioranese Francesco Tosi ha «auspicato» un recupero. «Nel 1992 abbiamo celebrato il bicentenario della nascita di Menotti - ha ricordato il docente - poi il degrado è andato avanti. Non avete idea di quanto sia stato importante Menotti per il primo Risorgimento italiano! Garibaldi chiamò il suo primogenito Menotti in suo onore». «Faremo un approfondimento», ha promesso Tommaso Rotella, assessore comunale modenese al turismo e alla promozione della città. «In Italia non riusciamo a vendere i nostri prodotti», ha commentato Sauro Torricelli. Se lo dice Sandrone meglio credergli.
Gabriele Farina
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