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Serra, spezza un dito alla madre: il giudice lo rimette dentro

di Daniele Montanari
Serra, spezza un dito alla madre: il giudice lo rimette dentro

Albanese affidato ai Servizi sociali dopo una rapina violenta. Litiga con il genitore davanti a un bambino e le spacca una seggiola addosso

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SERRAMAZZONI. Aveva ottenuto l’affidamento in prova ai Servizi sociali dopo un grave episodio che gli era costato il carcere.

Ma anziché dare la prova di buone maniere è stato protagonista di un episodio sconcertante: ha picchiato sua madre, rompendole un dito, sotto gli occhi di suo figlio undicenne.

È successo sabato a San Dalmazio, nella casa materna in cui è domiciliato il 35enne albanese G.S. dopo la separazione dalla moglie. Un litigio furibondo originato da futili motivi, con colpi di seggiola e botte che hanno procurato alla madre la frattura composta del pollice della mano sinistra e una contusione alla spalla destra, per cui i medici dell’ospedale di Pavullo hanno indicato non meno di dieci giorni per la guarigione.

Dopo un episodio così, la donna ha deciso di rompere quella spirale andando in caserma dai carabinieri di Serra per raccontare tutto, dicendo che non ce la faceva più a sopportare quello stato di paura e ansia legate ai comportamenti aggressivi del figlio, anche se alla fine non ha avuto la forza di denunciarlo. Ma ce n’era abbastanza per fare agire d’ufficio i militari i quali, a seguito di accertamenti, hanno denunciato l’uomo per maltrattamenti in famiglia, inviando specifica informativa al magistrato di sorveglianza di Modena. Leggendo la loro relazione mercoledì il giudice ha disposto subito la revoca della misura cautelare “morbida” sancendo il suo ritorno al Sant’Anna per scontare il resto della vecchia pena. A cui si aggiungerà eventualmente quella legata alla nuova denuncia penale.

Un carattere, quello del 35enne albanese, disoccupato, che l’anno scorso gli aveva procurato anche una querela per minacce da parte di un vicino, più già una denuncia per maltrattamenti in famiglia da parte dell’ex moglie italiana, che ora vive a Pavullo. Insomma, tutt’altro che un cammino di redenzione per un uomo condannato per rapina aggravata, violenza privata, lesioni e sequestro di persona a seguito di un episodio avvenuto nell'agosto 2009 a Castelnuovo.

Un 44enne tunisino, presidente di una coop di facchinaggio, aveva infatti denunciato lìallora 28enne (già residente a Serra e con già dei precedenti) assieme a un 23enne albanese di Vignola e una 16enne di Castelvetro dopo un plateale episodio di minaccia compiuto con pistola alla mano per costringerlo a mettersi da parte e subentrargli nell0attività di facchinaggio all’interno di un’azienda.

I carabinieri di Vignola, a seguito della completa descrizione fornita dalla vittima arrestarono i tre in via della Pace, a Castelnuovo, trovandoli in possesso di una Beretta calibro 7,65 completa di caricatore con due cartucce e un fucile mitragliatore della seconda guerra mondiale, ma ancora perfettamente funzionante, con tanto di caricatore dotato di dieci cartucce.

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