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Pavullo: dimessa dall’ospedale, bimba va in coma

di Daniele Montanari
Pavullo: dimessa dall’ospedale, bimba va in coma

La madre accusa: «Il medico non ha voluto ricoverarla ma arrivati a casa ha avuto le convulsioni e ha perso conoscenza»

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PAVULLO. Una bimba di soli 14 mesi finita in coma dopo essere stata poco più di un’ora prima in ospedale, dove le era stato rifiutato il ricovero nonostante avesse la febbre alta e non stesse bene da giorni. È il caso denunciato (anche sulla pagina Facebook “Sei di Pavullo se”) dalla 37enne S.Q., nata e cresciuta a Pavullo ma ora trasferita a Castel d’Aiano (Bologna) dopo il matrimonio. La sua pediatria di riferimento però è sempre quella dell’ospedale di Pavullo, dove peraltro si è sempre trovata benissimo, in particolare con la dottoressa Silvia Perrini.

La sera del 28 dicembre per fine turno però non ha trovato lei ma un’altra dottoressa che non aveva mai visto e non ha voluto ricoverare la bimba (forse affetta da gastroenterite da virus, ma non è ancora chiaro), che poi è sempre peggiorata.

«La mia bimba aveva già avuto febbre nei 2-3 giorni precedenti - spiega - e l’avevo portata a Pavullo, dove la dottoressa Perrini le aveva prescritto una cura raccomandandosi di tenerla costantemente aggiornata. Il 28, visto che continuava a vomitare (11 volte in 20 ore), l’ho chiamata e mi ha detto di portarla in ospedale perché la cosa non era normale e andava tenuta in osservazione. Sono arrivata però tardi e dal Pronto Soccorso mi hanno mandato da questa dottoressa nuova che si è limitata a darle qualche goccia e a tenerla in osservazione un’ora e mezza, poi ci ha rispedite a casa. Io ho fatto presente che abitavamo a 35 chilometri e che la sua collega che l’aveva in cura consigliava un ricovero, ma lei, anche se la Pediatria era semideserta, ha deciso diversamente».

La mamma è quindi tornata a casa con la piccola, ma dopo un’ora la bimba ha avuto una grave crisi convulsiva che ha portato a chiamare subito il 118: l’ambulanza è arrivata in fretta, e ha deciso per il trasporto all’ospedale di Porretta Terme, dove era stata allertata anche una dottoressa del Maggiore di Bologna, a fronte delle condizioni critiche. Ma nel tragitto in ambulanza (45 minuti) la bimba è rimasta in carenza di ossigeno: «Le è stato applicato il respiratore pediatrico, con il palloncino che si gonfia manualmente, ma la saturazione non è mai arrivata neanche al 70%».

A Porretta (“dove sono rimasti ben meravigliati dal fatto che fosse stata dimessa da così poco da un ospedale, tanto da fare già una prima segnalazione”, precisa la mamma) è stata stabilizzata per trasportarla al Maggiore, ma nel frattempo è entrata in coma. Si è risvegliata solo 20 ore dopo, la sera del 29 dicembre.

«E quando ha aperto gli occhi, non muoveva più tutta la parte destra - sottolinea la 37enne - sia il braccio che la gamba paralizzati”. Dal Maggiore la bimba è stata quindi trasferita all’ospedale di Bellaria, dove c’è un’unità specifica per la riabilitazione dei bimbi: «Da un primo esame mi hanno detto che dovrebbe recuperare al 100%, io spero solo questo che se mi hanno spiegato che alcuni problemi potrebbero emergere più avanti».

A fronte dell’accaduto, la signora ha fatto segnalazione all’Urp dell’ospedale di Pavullo, poi valuterà se prendere un avvocato: «Non mi interessa un risarcimento - precisa - voglio solo che non capiti ad altri quello che è successo a me. A Pavullo ci sono ottimi medici, e lo posso testimoniare. Ma quella dottoressa non doveva comportarsi così: so che una crisi convulsiva non si può prevedere, ma se avesse ricoverato la mia bimba, come suggeriva la sua collega, lei avrebbe avuto l’attacco in ospedale dove le avrebbero potuto dare subito l’ossigeno e i medicinali. E non sarebbe finita in coma».

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