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Pitti Uomo tra lo sciopero e il crollo dei nostri marchi

Pitti Uomo tra lo sciopero e il crollo dei nostri marchi

La manifestazione per i contratti nazionali in occasione della grande rassegna che presentava tredici brand modenesi: soltanto sei anni fa erano il quadruplo

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Adesione all'80% per lo sciopero dei lavoratori del settore tessile-abbigliamento indetto ieri. Riuscitissima anche la manifestazione che si è tenuta a Firenze, dove era in corso la novantunesima edizione di Pitti Immagine Uomo, una delle vetrine più prestigiose del fashion system.

I lavoratori del settore tessile-abbigliamento (420mila addetti di cui 7000 nella provincia di Modena) e del calzaturiero (80mila addetti) sono scesi in piazza per il rinnovo dei contratti nazionali, scaduti entrambi il 31 marzo 2016.

La manifestazione, organizzata dai sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil con lo sciopero di otto ore in un periodo così importante per la moda (oggi iniziano le sfilate Uomo a Milano), ha posto l'accento sull'importanza del settore per l'economia nazionale.

«Non è un caso se abbiamo deciso di venire a manifestare a Firenze e nel corso di una delle più importanti rassegne di moda, perché, se si fanno profitti, allora è giusto che si garantiscano anche diritti e salari», hanno esordito i segretari generali Emilio Miceli, Angelo Colombini e Paolo Pirani dal palco di Piazza dell'Unità, dove si è concluso il corteo cui hanno partecipato più di 5mila lavoratori venuti da tutt'Italia (un pullman era partito da Carpi in mattinata).

«Non accettiamo un contratto a costo zero, così come non siamo disposti a prendere in prestito modelli salariali da nessuno - hanno incalzato - Chiediamo un contratto dignitoso che difenda diritti e salario, insomma un contratto normale ma le posizioni oltranziste di Smi e la retromarcia inaspettata di Assocalzaturifici sono inaccettabili». E la rassegna Pitti si è conclusa ieri con dati generali ancora in tenuta rispetto a quelli dell'edizione precedente in un quadro che parla di ripresa della moda uomo con un fatturato di 9 miliardi pari a +0,9%. Pitti ha però fatto suonare un campanello d'allarme per le aziende del territorio modenese. Sono stati infatti solo 13 i brand (tra abbigliamento e accessori) del distretto a prendere parte alla manifestazione fiorentina. Dato preoccupante se solo 6 anni fa erano il quadruplo e scorrendo i nomi dei marchi troviamo conferme ma poche new entry che, tradotto, significa che i giovani talenti hanno rinunciato a sfruttare la vetrina di Pitti per farsi conoscere anche ai buyer esteri.

Maria Vittoria Melchioni

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