Rigo Righetti: Quel bar, la strada, i dischi L’adolescente per sempre
La città anni ’60 “famiglia allargata” del bimbo “Rigo” dello Schiavoni “La modenesità è capacità di raccontare: siamo tutti figli di storyteller”
MODENA. Come diventare adulti senza smettere di essere ragazzi: un sogno di tanti, forse di tutti. A Modena, qualche volta, si può: magari nati nel 1964, quando in Italia la Ferrero lancia la Nutella, al Festival di Sanremo trionfa una Gigliola che non ha l’età, muore Togliatti e Saragat diventa Presidente della Repubblica. L'America è in guerra col Vietnam e in SudAfrica Mandela viene condannato all'ergastolo. E intanto Modena è una città in fermento: Ferrari, Maserati, il polo ceramico di Sassuolo, quello tessile di Carpi... La ripresa economica si sente. Ed è arrivata l'Autostrada del Sole che rende più veloce il viaggio fino a Bologna eppoi giù, fino a Napoli. Viene inaugurata ufficialmente proprio nel 1964, a ottobre, da Aldo Moro.
Chissà se anche al Bar Schiavoni di via Albinelli, ci si confronta sui record di percorrenza, se qualcuno racconta di motori bruciati per la troppa velocità sulla A1. Di sicuro il 5 gennaio al Bar Schiavoni si festeggia: è nato Antonio, il figlio di Righetti, il figlio di Guido, che lo gestisce, quello che abita in via Jacopo Barozzi, al 264.
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«Modena, negli anni Sessanta - ricorda Antonio “Rigo” Righetti - era una cittadina verace. La gente che l'abitava aveva la naturale schiettezza che deriva dal giusto e virtuoso rapporto con le proprie radici, radici contadine. E anche l'amministrazione della cittadina seguiva quei presupposti, a partire dal sindaco, Rubes Triva. Era normale crescere in una famiglia allargata che, oltre a parenti di vario grado, comprendeva zii acquisiti. Molti di questi per me erano i frequentatori del bar che gestiva mio padre Guido, vero ispiratore della mia vita. Ricordo con particolare affetto “Il Cavallo”, chiamato così per le sue … ehm … misure e “Sterminio”, che era magro magro, due veri e propri personaggi». «Noi giocavamo fuori - continua a ricordare Antonio - almeno fino a che non cominciavano le scuole. Ho frequentato le elementari dove ora si trova il Museo della Fotografia su Via Giardini. Si giocava a calcio, calcio di strada. Facevamo infinite partite nelle quali io, per dimensioni e scarsità di tecnica, venivo regolarmente messo in porta. Oppure passavamo ore giocando a “muretto” con le figurine, che serviva per rimpinzare o liberarsi dei doppioni».
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«Se penso alla mia adolescenza - continua Righetti - che mi pare assolutamente e illogicamente ancora in corso, è musica, con dischi in vinile che venivano ascoltati decine di volte, discussi con gli amici, prestati, comprati in comproprietà. Non ho ancora smesso. Poi il basso elettrico e l'esperienza con i Rocking Chairs, i concerti e le tournée con Bennato, Ligabue e altri e, ora, la mia attività da solista».
«Anche la lettura è una mia mania, ispirata dall'esempio di mio fratello maggiore Riccardo. Ho fatto persino in tempo a frequentare la Biblioteca Circolante che si trovava in Corso Canalchiaro. Poi la Delfini, che resta uno dei miei luoghi modenesi preferiti».
«Suono, compongo, scrivo. Per me le “storie” - conclude Rigo - sono una delle migliori espressioni della modenesità: siamo tutti figli di storyteller, il modenese si distingueva per la sua capacità di raccontare. Con il lambrusco, con l'aceto balsamico, con i motori, le figurine e … anche con la musica».
Volete incontrare Rigo e ascoltarlo? Rigo & Robby Water Hole Duo Live si esibiscono il 21 gennaio al She Been di Sassuolo (Mo) e il 4 febbraio a Il Pasteggio a Livello di San Felice (Mo). (m.t.)
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