Gazzetta di Modena

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Baluardi dell’antimafia ospiti a Castelfranco

di Enrico Vincenzi
Baluardi dell’antimafia ospiti a Castelfranco

I giornalisti Bolzoni e Alessi con Cinzia Franchini: «I malavitosi temono la pubblicità, parliamo di loro»

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CASTELFRANCO. «La regola per le mafie è il silenzio, quindi parlarne, per loro, è sempre un problema». È con queste parole che Attilio Bolzoni, giornalista de la Repubblica esperto di mafie, ha descritto una delle ricette più efficaci per contrastare un problema che riguarda tutta la società italiana. Ed è proprio per questo, ha spiegato, che l’informazione ed i giornalisti non devono essere lasciati soli mentre raccontano della mafia.

“Giornalisti Sotto Tiro. L’Informazione Scomoda” era infatti il titolo della serata alla sala Degli Esposti della biblioteca. L’evento, che ha visto una buona partecipazione di pubblico, fa parte della rassegna dedicata a Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla Camorra nel 1985 a bordo della sua Citroen Mehari. Auto arrivata a Castelfranco grazie alla Geotrans, azienda strappata alla mafia ed ora agente nella legalità. Cinzia Franchini di FitaCna ne ha raccontato la storia, collegandola a quella di Siani e delle mafie in Emilia: «Siani stava solo cercando di fare il giornalista. In Emilia non ci sono giornalisti uccisi, ma ci sono altri modi per chiudere loro la bocca, come la precarietà».

La posizione precaria dei giornalisti è stata ricordata anche da Bolzoni, che ha fatto notare: «Il giornalismo non piace, soprattutto nei piccoli centri, perché parla delle persone con le quali può capitare di prendere un caffè». Perché la mafia, ha spiegato, è qualcosa che si lega al potere ed è «politicamente molto corretta. Le stragi dei Corleonesi sono state un’eccezione, ora la mafia è tornata simile a quella di una volta. Dove ci sono i soldi, lì c’è la mafia». E sono stati i soldi del Nord Italia a portarla qui.

Gaetano Alessi, curatore del blog www.mafiesottocasa.com, dedicato a mappare le mafie in Emilia-Romagna, ha fotografato la situazione: «È stata l’economia del Nord che ha trovato nelle mafie un’opportunità per fare affari. Con il processo Aemilia si sono scoperti gli affare di una cosca, ma in regione ce ne sono cinquanta». Da Aemilia in poi, ha detto, «non si parla più di mafia sui mezzi d'informazione, ma il tasso di pizzo ed usura è cresciuto del 27% in questa provincia. Ora c’è più sensibilità sull’argomento, soprattutto a scuola, ma manca ancora la scelta definitiva: non vedere più i soldi delle mafie come un’opportunità». Per questo, ha continuato Bolzoni, «dobbiamo fare un’informazione corretta, in modo che la gente possa scegliere». Ha concluso la serata il sindaco Stefano Reggianini: «La provincia di Modena ha patito e sta patendo molto la mafia. Non è facile parlare di mafie, cerchiamo di farlo non nascondendoci». A tal proposito, nei prossimi mesi, a Castelfranco, aprirà l’Osservatorio sulla Sicurezza Urbana e Legalità, per raccogliere denunce dei cittadini.

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