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Cie a Modena, Diciamo cosa possiamo dare

Enrico Grazioli
Cie a Modena, Diciamo cosa possiamo dare

 Dunque il ministro Minniti conferma l’intenzione di riaprire i Cie e uno in particolare in Emilia, se a Bologna o a Modena si vedrà. Lo fa davanti al sindaco, che al governo si era...

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MODENA. Dunque il ministro Marco Minniti conferma l’intenzione di riaprire i Cie e uno in particolare in Emilia, se a Bologna o a Modena si vedrà. Lo fa davanti al sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che al governo si era rivolto per affrontare con più mezzi, risorse, decisione ed efficacia il tema sicurezza. Lo fa dopo che da giorni tutti gli operatori impegnati nella trincea dell’accoglienza migranti si sono espressi appassionatamente e sulla scorta documentatissima della propria esperienza contro questa ipotesi: che a Modena tra l’altro vanta un precedente disastroso in tutti i sensi. Trasversale e quasi unanime anche il no del mondo politico, dal quale si sottrae evidenziandosi il solo Giovanardi (il che, nella legittimità della sua opinione, dovrebbe far pensare: anche per i termini a cui incardina la sua riflessione, tipo “delinquenti”).

Nulla, il governo insiste e al più è pronto a cambiare nome ai Cie, magari in Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio) e le dimensioni, più piccole, lasciando poi alle Regioni la patata bollente di individuarne la collocazione in una città o in un’altra.

Dell’ascolto, della conoscenza dell’esistente e della collaborazione con i territori continueremo ad avere un’idea diversa. Soprattutto se il territorio di Modena continuerà a dimostrarsi più avanti della media, più sensibile e coraggioso (non solo generoso) di altri nell’individuare e sostenere soluzioni praticabili: ma molto, in questo senso, dipenderà anche dalla risposta che il prefetto riceverà dai sindaci a cui ha tastato il polso sul fronte dell’accoglienza diffusa ed equilibrata.

Esiste in loro, nelle loro comunità, nei loro paesi un margine di disponibilità ulteriore? Ci sono persone e strutture che possono rafforzare le maglie di una rete in buona parte ancora da cucire e che in molti pensano solo di disfare o strappare del tutto? Quali compensazioni e garanzie questi amministratori, questi cittadini, possono ricevere, nella consapevolezza che il clima generale comunque li esporrebbe o li esporrà a un giudizio in cui l’istinto e il timore può pesare più della lungimiranza e della comprensione di un dramma? O lo si chiarisce, da entrambe le parti, in fretta, o le uniche scelte da dare in pasto alle insicurezze saranno quelle indicate dal governo. E che qui si ritengono sbagliate.

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