Le voci del corteo modenese contro Terra dei Padri: «Non devono ritornare»
Da Guernica a Stella Nera, i manifestanti indignati: «Una pagliacciata fascista mascherata da cultura»
MODENA. Fra boati, parole d'ordine, un fiume di bandiere e sigle e qualche fumogeno sono scesi in piazza in ameno 200 al corteo antifascista convocato per sabato pomeriggio dal collettivo Guernica e dallo spazio libertario Stella Nera. Autonomi e anarchici insieme in un sodalizio antifascista rinsaldato dalle raccolte ai terremotati di Amatrice e in altre varie iniziative. Il collante: l'antifascismo. L'obietivo: la chiusura immediata, irrevocabile e definitiva del circolo “Terra dei Padri” che i militanti della sinistra radicale identificano appunto con il neo-fascismo e con le istanze della destra extraparlamentare di Forza Nuova e del Fronte Veneto Skinhead. “Mio nonno vi ha fatto un culo così”; “Uniti contro ogni fascismo: ora e sempre resistenza”; “La storia partigiana l'ha insegnato, il fascismo da Modena va cacciato”. Ad accompagnare questi cori un furgoncino con sound system degno delle migliori occasioni con musica militante a massimo volume: 99 Posse e Assalti Frontali. «E' un corteo comunicativo abbiamo portato famiglie e bambini in piazza, vogliamo che il quartiere si mobiliti contro un fascismo che cambia sembianze ma non i suoi contenuti di odio e intolleranza», dice Marcello, uno dei portavoce del Guernica.
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A fianco degli autonomi i collettivi anarchici Stella Nera e Libera. Ma tante sono state le adesioni individuali di persone non necessariamente organiche alle realtà di movimento ma che rifiutano l'apertura del circolo. Fra di loro, Adelmo Cervi: «Non è tollerabile girarsi dall'altra parte e lasciare che il fascismo prosperi impunito in una realtà come Modena, medaglia d'oro al valore militare della Resistenza», dice l'anziano militante. Presenti al corteo anche Sinistra Classe e Rivoluzione, gli studenti del Labum (Laboratorio Universitario Modenese). In coda, anche i Violenti Piovaschi di Carpi con la bandiera arcobaleno. Se gli studenti scandivano “Il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza”, il gruppo di canzoni popolari antimilitariste guidato da un ex insegnante in pensione, Pina Giannico, affermava indignata che "Terra dei Padri non doveva neanche aprire, è un insulto alla memoria dei nostri partigiani: io che facevo le lotte del '68 mi trovo oggi a tornare in piazza”. Nonostante l'allarme generale, la manifestazione si è svolta pacificamente ma gli autonomi, che con gli anarchici hanno recentemente fondato la Rete Antifascista Modenese, promettono che è solo l'inizio. «Non ci stiamo ad assistere passivamente a questa pagliacciata fascista mascherata da circolo culturale: non vogliamo teste rasate nella nostra città. Terra dei Padri è un'associazione fondata su principi fascisti, razzisti e omofobi. Dietro alla facciata culturale c'è una chiara volontà di veicolare e imporre valori squadristi», dice Fulvia militante del Guernica.
Con le famiglie e i figli piccoli a fianco degli antagonisti modenesi, bolognesi e cremonesi c’erano anche gli attivisti per il diritto alla casa ed ex occupanti degli stabili di via Bonacorsa e di Sant'Eufemia. «Siamo scesi in piazza per affermare la nostra contrarietà all'apertura del circolo fascista, l'Italia è un paese multietnico, gli italiani sono un popolo di migranti», dice Lazar, un padre di famiglia di origini magrebine da mesi confinato in 25 metri quadri negli appartamenti del quartiere in zona via Costellazioni: «Viviamo male, stipati con moglie e figli in piccole abitazioni, sono mesi che chiediamo soluzioni all'amministrazione ma evidentemente è più facile aprire sedi fasciste in città che aiutare chi una casa non ce l'ha», dice Lazar.
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