Modena, apre Terra dei Padri, c'è chi contesta: Un ordinato “No al fascismo”
In duecento sfilano nel deserto delle vie Autodromo, Nobili ed Emilio Po blindate dalla polizia
MODENA. Musica Ska, fumogeni, canti partigiani accompagnati con la chitarra, slogan da “vecchia guardia” che spaziavano da “Fascisti carogne tornate nelle fogne” a “Ora e sempre Resistenza”, discorsi al megafono, striscioni e bandiere. Passando in rassegna il serpentone del corteo si ha una panoramica variopinta di stili e modi, ma ieri pomeriggio, per circa due ore e mezza a partire dalle 16, c’era una unica parola d’ordine valida per tutti i duecento presenti: “Uniti contro ogni fascismo”.
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Lo avevano annunciato da tempo, geolocalizzando la sede del circolo Terre dei Padri, luogo stigmatizzato come covo dove si fa proselitismo e cultura fascista, a suon di scritte sui muri del quartiere Madonnina, in via Cabassi, Emilio Po e laterali sino a via Nicolò Biondo.
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E ieri quelle scritte sono diventate slogan, canti, sventolio di bandiere e canti. C’erano tutte le sigle ormai storiche, dal Guernica all’Azione Antifascista, c’erano anche gli anarchici, apparsi sul finale della manifestazione, c’erano persone che non appartenevano a nessun movimento o frangia, c’erano giovani e meno giovani. Erano tutti uniti per dire un secco «no al fascismo, no alla presenza di chi vuole diffondere cultura fascista protetto dalla maschera legale del circolo culturale, no ai fascisti nella nostra città, fascisti che i nostri nonni hanno combattuto e cacciato».
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Insomma una unione di intenti, compatta, solida che però, a ben guardare, ha cantato e urlato nel vuoto. Il serpentone dei manifestanti che protestavano contro l’apertura nel quartiere del circolo Terra dei Padri si è snodato per motivi di sicurezza, per evitare chi i manifestanti arrivassero nei pressi del locale, lungo il drittone di via Autodromo. Quando è arrivato all’incrocio con via Nobili l’ha imboccata per arrivare poi in via Emilio Po e da lì, dopo qualche decina di metri, terminare il viaggio davanti allo stabilimento della Panini. Via Autodromo è pressoché vuota, tra parco Ferrari e campi sportivi, il tratto di percorso finale è sì abitato ma non è che offra una grande audience.
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Il messaggio che i manifestanti volevano diffondere era che la città non vuole covi fascisti, luoghi che possono richiamare persone che fanno della violenza il loro credo e volevano sensibilizzare il quartiere di questo, con la più classica delle manifestazioni, cioè quella di piazza, con il corteo. Ma è come se tutto fosse scivolato lungo l’highway e alcune strade buie. E dire che in città pressoché contemporaneamente, c’erano due poli da cui partiva lo stesso messaggio. Una concentrazione di persone davanti al Sacrario dei Caduti ai piedi della Ghirlandina con le associazioni partigiane, e al quartiere Madonnina, in una Modena Ovest blindata dalle forze dell’ordine, i giovani manifestanti in corteo.
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Visto che il messaggio lanciato da tutti i manifestanti , in centro e in periferia, era un comune “no al fascismo”, forse si potevano sintonizzare meglio i cori.
Alla vigilia e sino all’ultimo minuto della manifestazione, quando è calato progressivamente il buio, si temevano disordini, si temevano scaramucce e tentativi di sfondamento per raggiungere la sede del circolo, ma il servizio di protezione lungo l’intero percorso del corteo ha in pratica reso impossibile ogni intrusione. L’unico momento fuori programma è stato offerto una trentina di manifestanti che si è infilata da via Autodromo in una stradina laterale tra le case per poi sbucare davanti alla Panini: ma una volta arrivato in via Emilio Po il gruppetto è stato accolto da un cordone di polizia già schierato su un accesso per impedire ogni passaggio. E allora qualche slogan antifascista, un tentativo di spostamento lungo via Emilio Po subito smorzato dalle forze dell’ordine con casco e scudo e poi il saluto ai presenti con un grosso petardo.
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Un altro episodio è accaduto verso le 16, quando è stata danneggiata in via Nobili la vettura di un simpatizzante del circolo di destra: rotti finestrino e specchietto. Il corteo intanto ha fatto l’ultima curva ed è arrivato vicino alla Panini: i giovani hanno appoggiato per terra una striscione antifascista e hanno acceso alcuni fumogeni rossi intonando alcuni slogan. Poi una breve trattativa sulle modalità del rientro, un paio di interventi al megafono con testimonianze e poi la propensa, suggellata da tutte “le sigle”: le manifestazioni continueranno, la guardia non verrà abbassata e ad ogni manifestazione promossa dal circolo Terra dei padri ci saranno, è assai probabile, contromanifestazioni. I manifestanti hanno infine imboccato via Autodromo percorrendo il lato della ciclabile accanto al parco sino ad arrivare in via Emilia dove hanno raggiunto ognuno i propri mezzi. I numeri della giornata? Duecento i manifestanti in corteo, polizia, carabineri, polizia municipale a seguire la manifestazione e presidiare gli accessi e la sede del circolo organizzati in un dispiegamento più o meno di pari numero.
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