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Smaltire l’amianto da soli, tra i burocrati

Smaltire l’amianto da soli, tra i burocrati

Liberarsi di piccoli pezzi non è facile: Aimag non passa da casa, prima c’è una lunga procedura da fare

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Liberarsi di un frammento, un pezzo di amianto nella Bassa?

Può essere una avventura nel fantastico mondo della burocrazia. Che parte però da una rassicurante leggenda metropolitana, a beneficio di quanti dopo 5 anni di terremoto possono trovarsi ancora ad affrontare piccole o grandi ristrutturazioni, o ad imbattersi in piccoli e meno piccoli manufatti di amianto, un pezzo tubo sbucato dalle demolizioni o dagli scavi, una vecchia vasca, senza bisogno di evocare la più impegnativa tettoia di un pollaio.

Tranquilli, per le piccole rimozioni ci pensa Aimag, ti puoi sentir dire con estrema facilità. Abbiamo voluto verificare se è vero.

La telefonata ad Aimag. Al centralino, se chiami, dopo le opportune attese, puoi essere dirottato su altro numero: Aimag Smaltimento (0535/28350).

Buongiorno, ho un pezzo di amianto che vorrei smaltire regolarmente, mi hanno detto che ci pensate voi...

«Noi passiamo a prenderlo dopo che è trattato, lei prima deve chiamare l’Ausl e farsi dare l’attrezzatura per trattarlo, poi noi passiamo a prendere».

Mi può dare il numero dell’Ausl da chiamare?

«Qui non lo abbiamo...».

Scusi, non ci può guardare? «Un attimo... (dopo 30 secondi). Ecco, chiami lo 0535 602451».

Chiamiamo il numero indicato.

«Pronto, qui è la direzione sanitaria, mi dica»

Vorrei smaltire un oggetto di eternit, mi hanno detto che devo prima chiamare voi per poterlo trattare poichè mi date l’attrezzatura....

«No, non credo, un attimo... Guardi, deve chiamare l’Igiene pubblica».

Mi dà il numero?

«Non ce l’ho, chiami il centralino dell’ospedale (0535 602111) e se li faccia passare...».

Troviamo il numero dell’igiene pubblica e chiamiamo. È un giorno feriale, scatta il risponditore automatico. Ti ascolti tutte le varie opzioni, nulla a che vedere con l’amianto, e i relativi numeri. Finalmente arriva la voce amianto. Ma non risponde nessuno. Il risponditore automatico ti rimanda ad un sito internet.

Bene. Prendiamo appunti, spegniamo il telefono e accendiamo il computer, alla ricerca del sito internet.

E così sembra di capire che occorre redigere un piano: «Il piano deve essere inviato, in triplice copia, al Servizio di Prevenzione e Sicurezza in Ambiente di Lavoro, competente per territorio dove avviene la bonifica, che rilascerà un timbro con la data di accettazione. Tale documento timbrato dovrà accompagnare i rifiuti al momento della raccolta da parte dell’ Ente Gestore».

Per i dettagli relativi ai provati cittadini, il sito dell’Ausl rimanda al sito della Provincia.

E si apprende che occorre trattare il manufatto su tutta la superficie con un prodotto incapsulante certificato di tipo D (colla tipo vinilica) in soluzione acquosa, colorata (eventualmente aggiungendo alcune gocce di vernice colorata), con il metodo a spruzzo a bassa pressione... racchiudere il manufatto con teli di plastica sigillati con nastro adesivo...

Poi compilare, consegnare, versare... In un vortice non così banale di norme, regole distinguo. E alla fine ti domandi perché la gente butti le cose nei fossi, o se glielo racconti ti dica ironicamente di procurarsi il numero di una nota impresa caduta in disgrazia. Con pazienza ed un discreto portafogli da alleggerire, ci sono invece ditte artigianali attive e regolari specializzate per questo smaltimento. (a.se)

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