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Terra dei Padri: «Fare cultura scortati è una cosa assurda: No a certe etichette»

Terra dei Padri: «Fare cultura scortati è una cosa assurda: No a certe etichette»

Clima tranquillo al circolo, nonostante il danneggiamento di un’auto. «Peccato per l’assenza dell’amministrazione»

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MODENA. La Terra dei Padri è una realtà. Il circolo di via Nicolò Biondo 297 è stato inaugurato ieri sera con oltre centoventi persone. Nessun simbolo fascista, soltanto tanti tricolori all’interno. Polemiche e danni, semmai, sono rimasti fuori. Un sostenitore di Scandiano ha raccontato di aver avuto l’auto danneggiata. «Eravamo arrivati in via Nobili - ha spiegato l’uomo - e non sapevamo bene dove fosse il circolo. Abbiamo visto questo gruppo di ragazzi: erano una quarantina, tutti giovani, vestiti di nero. Abbiamo pensato fossero ragazzi che andavano al circolo, così abbiamo parcheggiato e siamo scesi».

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A quel punto, qualcosa è cambiato. «Abbiamo capito che erano anarchici - ha ripreso l’uomo - perché avevano la bandiera rossonera. Hanno iniziato a insultarci e a roteare le cinghie. Ci hanno detto “Fascisti di merda! Tornate nelle fogne”. Quando abbiamo visto che c’era la polizia abbiamo capito dov’era il circolo». L’episodio sembrava concluso lì, ma c’è stato un seguito. «Abbiamo sentito un rumore - ha spiegato - era molto grosso come di un petardo. Abbiamo visto tutti i vetri dell’auto rotti». Gli stessi sono stati coperti da un sacco della spazzatura prima che l’auto venisse spostata. Nessuno tra i presenti e gli oltre centocinquanta tesserati accetta il termine “fascisti”, più volte ripetuto dagli oppositori. «Il fascismo è finito nel 1946 - ha ricordato Fabio Di Maio, uno dei fondatori - e la storia della destra italiana è molto più vecchia». Di Maio non si nasconde dietro l’ipocrisia. «Se il pensiero unico impone una professione antifascista a priori non siamo antifascisti - ha riconosciuto Di Maio - ma l’etichetta di fascisti non ha senso. Se la pregiudiziale di fascisti esiste ancora nel 2017 non c’interessa: siamo interessati a discutere di altro». «Se fare attività culturale di destra è peccato siamo peccatori», ha detto senza misure Marco Nora, tra i motori dell’organizzazione. Per lui è un'occasione persa la mancata presenza dell’amministrazione. «Abbiamo rotto un equilibrio a Modena - ha ripreso l’esponente - perché prima non era possibile riuscire a fare cultura di destra. Mi domando se è possibile che un gruppo di persone incensurate debba essere difesa per fare attività culturale! Il processo alle intenzioni ricorda un regime totalitario». Ancora rabbia è stata espressa da Franco Fiorini, il proprietario dei circa duecento metri quadri della sede. «Quei signori che scrivono sui muri dovrebbero metterci la faccia - ha detto Fiorini - io che colpa ne ho? Quando mio suocero dava il capannone a quelli del Partito comunista per gli attrezzi della Festa dell’Unità nessuno mai ha brontolato». «Mi chiedo chi è l’aggredito e chi l’aggressore», ha chiosato Antonio Spica. Per il rappresentante della Bassa i parlamentari del Pd «avrebbero fatto meglio a venire nel circolo, capire le attività, conoscere i fondatori e gli associati anziché schierarsi aprioristicamente contro il circolo. Il sindaco Muzzarelli ha detto di controllare il circolo senza spendere una parola contro i delinquenti del corteo…». Gabriele Farina

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