Così a Modena si ricicla il denaro sporco
In sei mesi 556 segnalazioni di movimenti sospetti di denaro. E poi false fatture, attività fasulle di formazione, evasione
MODENA. Chi ricicla il denaro sporco è sempre un passo avanti rispetto a chi cerca di bloccare i flussi finanziari sospetti. Da una parte la continua ricerca di meccanismi nuovi per eludere i controlli, strade insospettabili per non dare nell'occhio; dall'altra un lavoro di "intelligence" continuo, che ora non si limita a colpire i capitali mafiosi, ma che cerca di arginare i finanziamenti potenzialmente diretti al terrorismo.
Un problema che riguarda anche Modena, come sottolinea Franco Zavatti, coordinatore Legalità e Sicurezza della Cgil, che riporta i contenuti di un rapporto della Banca d'Italia sulle “tecniche e modalità più diffuse ed attuali” del riciclaggio del denaro proveniente da economia in nero, frodi fiscali, attività malavitose. «Una guida per comprendere e meglio contrastare i trucchi del riciclaggio - sottolinea Zavatti - e molti capitoli dello studio parlano direttamente di noi e ci aiutano a capire più concretamente i numeri da primato che vedono la nostra regione e la provincia modenese, ai primi posti nelle segnalazioni antiriciclaggio raccolte dall'UIF della Banca d'Italia».
L'elenco dei casi che toccano da vicino la nostra provincia è lungo, a partire da quanto emerso nel 2016 nelle udienze del maxiprocesso Aemilia. «Alcune imprese emiliane - prosegue Zavatti, citando le carte - hanno “utilizzato quelle cutresi per darsi fondi neri, il caso della Star Gres di Casalgrande... che così, tra l'altro, riciclava pagando il lavoro irregolare”. Un flusso di “milioni di euro movimentati e riciclati attraverso società cartiere/fasulle che partivano e tornavano alla Giglio srl”». Un maresciallo ben descrive il riciclaggio dei fratelli Pelaggi di Maranello: “La falsa fattura fa più soldi della droga utilizzando triangolazioni con aziende svizzere e poi incassare ingenti rimborsi di Iva truffati”. L'elenco prosegue: «Il processo col rito abbreviato condanna la nota consulente finanziaria Tattini, per la sua “totale disponibilità verso i vertici della organizzazione criminale... fornendo consulenze per gli affari di riciclo gestiti dalla consorteria”. Vincè, l'imprenditore di Cutro poi residente a Ravarino “contribuiva alla gestione degli affari mafiosi, attraverso un vorticoso giro di false fatturazioni”».
Nelle sentenze con rito abbrevisto ci sono casi di Modena elencati da Bankitalia: «Il capitolo sul riciclo di risorse sottratte o recuperate da false attività di formazione professionale richiama la organizzazione modenese, con sede a Bomporto che proponeva e vendeva falsi corsi di formazione per il comparto agricolo. Un altro punto si occupa di casistiche legate all'appropriazione illecita di fondi ai danni di associazioni di categorie o di volontariato. Tecnica che riporta al caso modenese di una “falsa associazione di promozione sociale no-profit di San Prospero”».
Per i casi di evasione e riciclo transnazionale «il pensiero corre al caso da manuale delle “frodi carosello”, che ha coinvolto nove imprese di carta - una con sede a Modena - ed un sequestro di ben 63 milioni». Per quanto riguarda le false fatturazioni, sono decine i casi modenesi emersi negli ultimi anni. «Si inquadra perfettamente nel manuale UIF, l'operazione “Plafond” che ha visto pochi mesi fa Finanza e Procura di Modena sequestrare beni per 10 milioni, con l'accusa di maxi evasione, traffici con prestanome e riciclo, coinvolgendo un'impresa di Soliera e tre di Carpi. E sempre pochi mesi fa, l'operazione “Barqueiro” ha portato al sequestro di beni per oltre 11 milioni, manette per un commercialista e blocco per 154 conti bancari. Il Procuratore Lucia Musti li ha definiti stakanovisti del crimine e del riciclaggio. Oltre che del lavoro totalmente irregolare. Traghettavano, da Modena e Reggio, imprese all'estero prima di farle fallire, svuotarle dei beni e spartirsi il patrimonio aziendale».
«Bisogna capire meglio cosa c'è dentro e dietro alle 3.580 segnalazioni in Emilia e 556 a Modena - in un solo semestre 2016- su operazioni sospette di riciclaggio,raccolte e valutate da UIF. Sono dati incredibili che ci fanno riproporre la pressante necessità - finora ignorata - di riunire tavoli territoriali per metter in campo le possibili azioni di contrasto».
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