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«Io, nero discriminato in discoteca»

di Francesco Dondi
«Io, nero discriminato in discoteca»

Il 27enne cavezzese e laureato Abi Zar: «Mi volevano fare entrare da un altro ingresso solo per il mio colore di pelle»

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CAVEZZO. Abdul Zar ha 27 anni. Abi, per gli amici, è un ragazzo italiano, che prima di partire per Londra abitava a Cavezzo insieme alla famiglia e nei giorni scorsi era tornato per un rapido saluto. Abi è laureato in Giurisprudenza e ora sta sostenendo un master alla University of Westminster. Abi è nero. E perché nero, secondo un buttafuori della serata organizzata dall’agenzia Mo.Ma alla discoteca Kyi di Baggiovara, doveva entrare da un ingresso secondario. Non quello dove tutti i ragazzi facevano diligentemente la fila, non quello dove Abi si trovava con altri quattro amici (tre maschi e una ragazza), ma da uno vuoto. Riservato. Alle persone straniere extracomunitarie. «È la regola», hanno più volte specificato.

La Modena baluardo dell’integrazione diventa razzista verso un giovane studente... italiano. E la denuncia di Abi è ormai diventata pubblica nel giorno in cui si celebra la nascita di Martin Luther King.

«Possibile che nel 2017 “i neri” abbiano un ingresso diverso dai “bianchi”? - si domanda Abi Zar nel suo lungo post di denuncia su facebook - Inammissibile, vergognoso. Il mio amico mi ha detto all’orecchio “io mi vergogno di essere italiano”. Ma io di che cosa mi dovevo vergognare? Sono italiano e vengo trattato come si tratta un animale? Inizialmente volevo lasciare stare ma sarei stato ipocrita. Sono laureato in Giurisprudenza, sto facendo un master in diritto internazionale a Londra ed ho da sempre la voglia e speranza di migliorare le cose combattendo soprattutto le discriminazioni. Lasciare perdere sarebbe significato tradire tutto quello per cui ho lavorato fino ad ora, i miei principi e i valori per me sacri. Lasciar perdere significherebbe dare forza e questo tipo di trattamento e di regole. Io che pago per entrare in un luogo pubblico non posso in un alcun modo essere soggetto ad un atto di puro razzismo così ingiustificato e umiliante. Lotterò in ogni modo legale possibile per far sì che chi abbia pensato una regola del genere e il locale che lo applica non lo possa più fare».

Il 27enne ha alle spalle una vita di integrazione: mediatore culturale in Italia, volontario all’Anpas di San Prospero. «Mi era capitato una situazione imbarazzante, all’ingresso di una banca - confessa - Ma mai così spudorata. Quando l’addetto alla sicurezza mi ha detto che dovevo entrare dall’altro ingresso non pensavo parlasse con me e mi sono girato verso la mia amica, credevo ci fosse una corsia preferenziale per le ragazze. Invece no. Avevo un magone in gola, mi sono sentito umiliato, sbagliato, indesiderato. Quasi colpevole».

E poco importa che alla fine Abi sia entrato dall’ingresso principale, soltanto per l’intercessione di un altro addetto che ha liquidato tutto con un “Dai, per questa volta fallo passare”. La dignità era ferita e persa. Ma il 27enne non pensa di fermarsi: «Mi vedrò con altri ragazzi a Modena, trattati nel mio stesso modo e faremo squadra, denunciando quanto avvenuto». Questa è l’unica regola contro il razzismo.

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