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Modena, la Messa dei Popoli: «Continuiamo sulla strada dell’accoglienza alle genti di tutto il mondo»

di Luca Beltrami
Modena, la Messa dei Popoli: «Continuiamo sulla strada dell’accoglienza alle genti di tutto il mondo»

Tradizionale appuntamento in S. Faustino con la Messa delle comunità straniere Monsignor Castellucci: «La Chiesa lavori per arrivare a una integrazione vera»

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MODENA. Insieme per coniugare in modo nuovo la parola pace, dandole significato e valore nella diversità. Una chiesa di San Faustino gremita ha ospitato ieri la Messa dei Popoli, che ha riunito le comunità cattoliche straniere presenti a Modena, in occasione della Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato. Una celebrazione che è diventata una piacevole tradizione per Modena e per le tante comunità straniere che vi risiedono.

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Proposta da Ufficio Migrantes, Caritas, Centro missionario e Pastorale sociale, la celebrazione è stata particolarmente partecipata e colorata, grazie ai vestiti tradizionali dei diversi gruppi presenti. A presiedere la messa è stato il vescovo di Modena-Nonantola don Erio Castellucci, che ha incentrato la sua omelia su una domanda, prendendo spunto da una famosa favola di Fedro: meglio essere lupi o agnelli? “Definiamo Gesù l’Agnello di Dio, un’espressione così piccola che sembra un’offesa.

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Perché il Dio onnipotente viene paragonato ad un animale piccolo e perdente? Lo spiega il Signore con la sua vita. Lui ha voluto sempre essere un perdente, ma alla fine ha vinto. In questa vita spesso non vince l’agnello, ma il lupo.

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Lo sapevano bene i bambini della Grecia antica, a cui da piccoli veniva raccontata la favola del lupo e dell’agnello, che insegnava loro che c’è un uso violento ed ingiusto del potere. Ci sono tanti lupi nel mondo, – ha proseguito il vescovo Castellucci – altrimenti non ci sarebbero quasi 800 milioni di persone affamate, quasi un miliardo di assetati, 50 milioni di profughi o richiedenti asilo. Vincono i lupi apparentemente perché la violenza fa notizia e occupa le pagine dei giornali, in realtà noi cristiani sappiamo che vincono gli agnelli, non solo perché alla fine vince l’amore, ma perché anche in questa vita è l’amore che manda avanti il mondo. Lo stesso accade nel nostro cuore, dove lottano un agnello e un lupo: il lupo ci dice che dobbiamo pensare a noi stessi e sfruttare le situazioni, l’agnello ci dice che dobbiamo amare, perdonare, donarci. Essere qui oggi è un segno di pace e di amore. Voi siete un bel segno di pace, intesa non come il livellamento, ma l’armonia delle diversità. Proveniamo da tanti popoli diversi, ma ci troviamo intorno all’unico altare, a rafforzare le difese contro il lupo che è dentro di noi».

La cerimonia è stata come di consueto animata con canti dalle comunità presenti, molti partecipanti indossavano i costumi tipici del proprio paese. In conclusione il pastore della chiesa modenese ha ribadito l’idea di accoglienza della diocesi: «Continueremo questa opera di apertura verso coloro che vengono da altri paesi, per una accoglienza dignitosa, per una integrazione rispettosa della nostra costituzione e della legalità. La presenza dei rappresentanti delle istituzioni è il segno che la chiesa e le istituzioni stanno cercando insieme di far progredire la mentalità dell’agnello che è dentro di noi».

E un bell’esempio di accoglienza è stato proposto dall’esperienza di una coppia di giovani, Daniele e Lucia, che nell’ambito del progetto WelcHome hanno preso in affido un minore migrante giunto da solo in Italia. E in tema di profughi, prima della celebrazione il vescovo ha risposto ad alcune domande sul tema dell’accoglienza, ed in particolare sull’ipotesi della riapertura del Cie a Modena ha precisato: «È una questione che non concerne direttamente noi come diocesi, è una trattativa che vede coinvolto lo Stato, il Comune e la Regione. Noi, secondo le possibilità che abbiamo, daremo certamente un contributo qualunque sia la scelta che verrà fatta».

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